Veniale

Venale

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Se intediamo usare l'aggettivo con il significato di "che merita perdono, peccato non grave che non priva della grazia divina", tipico del linguaggio religioso, la forma corretta è VENIALE.

Fate attenzione a non confonderlo con l'aggettivo "venale", che ha differenti significati:

  1. che  può essere comprato o venduto (sinonimo: commerciale);
  2. che viene fatto per denaro;
  3. avido di denaro.

Impasse

Empasse

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Questo vocabolo appartiene al vocabolario della lingua francese e si scrive "impasse", ma si pronuncia "empàs" (da qui deriva il dubbio sulla corretta grafia del termine).
Impasse è un nome femminile francese invariabile che indica un problema che non si riesce a risolvere, una situazione difficile da superare.


Décolleté

Decolté

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Questo vocabolo deriva dalla lingua francese e si scrive "décolleté", non decolté. In francese si scrive "décolletée".

La forma plurale in italiano è "décolletés". Con questo termine si può indicare:

  1. la scollatura di abiti femminili;

  2. un modello di scarpa femminile senza allacciatura.


Viceversa

Vice versa

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L'avverbio "viceversa" si scrive tutto attaccato. Tale avverbio può avere più significati:

  1. in senso opposto: andare da qui a scuola e viceversa;
  2. al contrario: prima rifletti, poi agisci, non viceversa;
  3. reciprocamente, a sua volta: il datore di lavoro deve rispettare i propri dipendenti e viceversa.

Quell'altro

Quel altro

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Si scrive Quell'altro, con l'apostrofo. Siamo infatti in presenza di ELISIONE (= perdita della vocale finale di una parola davanti alla vocale iniziale della parola seguente), normalmente segnalata dall’apostrofo (es.: un'amica). L’elisione della vocale finale crea un legame con la parola successiva, cosa che non accade nel TRONCAMENTO (in cui, infatti, l'apostrofo non è richiesto).


Fotogenico

Fotoigenico

Fotoigienico

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L'igiene non ha nulla a che vedere con questo termine. Si scrive fotogènico. L'aggettivo è la composizione dei due termini foto- e -genico (che vuol dire "dare origine"). Una persona fotogenica è particolarmente predisposta, spesso per il bell'aspetto, ad essere fotografata.


Sovraccaricare

Sovracaricare

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La preposizione "sopra" (o sovra-), usata come prefisso per la formazione di parole composte, causa il raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva: sovraccaricare, soprammobile, sopracciglio, sopravvivere, sopraffare, sopraffino, sopraggiungere, soprannome, ecc...

Per questo motivo bisogna scrivere SOVRACCARICARE.


Stand

Stend

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Si scrive STAND (anche se la pronuncia è "stend"). Il termine ha origini inglesi. Il verbo inglese "to stand" significa "stare in piedi". Il termine stand viene spesso utilizzato con il significato di "padiglione mobile" o "bancarella".


Indigniamo

Indignamo

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La "i" è obbligatoria, in quanto parte integrante della desinenza.

La desinenza della prima persona plurale dell'indicativo presente, infatti, è -iamo (noi dormiamo, noi mangiamo, noi lavoriamo, noi giochiamo ecc...).

La "i" in questione appartiene alla desinenza verbale e non può essere eliminata. Dunque scriveremo INDIGNIAMO.


Assegniamo

Assegnamo

Approfondimenti

La "i" è obbligatoria, in quanto parte integrante della desinenza.

La desinenza della prima persona plurale dell'indicativo presente, infatti, è -iamo (noi dormiamo, noi mangiamo, noi lavoriamo, noi giochiamo ecc...).

La "i" in questione appartiene alla desinenza verbale e non può essere eliminata. Dunque scriveremo ASSEGNIAMO.

La stessa regola è valida per la prima e la seconda persona plurale del congiuntivo presente: che noi assegniamo, che voi assegniate.


Campagna

Campagnia

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Si scrive campàgna. Le parole per cui si ha il dubbio: "termina in -gna o in -gnia?", "termina in -gne o in -gnie?", "termina in -gno o in -gnio?" non vanno mai scritte con la i, eccetto i casi in cui quest'ultima è accentata.

In parole come sogniamo, guadagniamo, consegniamo la "i" è obbligatoria, in quanto parte integrante della desinenza.


Realizzazione

Realizzazzione

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Davanti a -ion le consonanti g e z non vanno mai raddoppiate; dunque, dovete scrivere addizione, sottrazione e colazione, non addizzione, sottrazzione e colazzione; lo stesso vale per realizzazione

Consultando qualunque dizionario, potrete constatare che l'unica forma corretta è quella con una sola z.


Interfacce

Interfaccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Facce o Faccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di interfaccia è interfacce; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole dove le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: avremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie;     
  • le parole dove -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: avremo dunque facce, province, pronunce, gocce, bolge, frange.. 

Grucce

Gruccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Facce o Faccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di gruccia è grucce; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole dove le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: avremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie;     
  • le parole dove -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: avremo dunque facce, province, pronunce, gocce, bolge, frange.. 

Cortecce

Corteccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Facce o Faccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di corteccia è cortecce; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole dove le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: avremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie;     
  • le parole dove -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: avremo dunque facce, province, pronunce, gocce, bolge, frange.. 

Squalo

Scualo

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Si scrive squalo. Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "QU" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: quadro, quaderno, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che fanno eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), il verbo acquistare, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi piacere, tacere, giacere, nascere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

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