Scientifico

Scentifico

Approfondimenti

La sillaba SCE si scrive quasi sempre senza la I; eppure tutte le parole legate al sostantivo SCIENZA, dal latino scientiam (da sciens participio presente del verbo scire, che vuol dire "sapere"), costituiscono un'eccezione alla regola appena esposta. 

SCIENZA e le parole derivate (scientifico, scienziato, fantascienza, onniscienza…) si scrivono con la I.


Astrazione

Astrazzione

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Davanti a -ion le consonanti g e z non si raddoppiano MAI; dunque, dovete scrivere ASTRAZIONE, eccezione, addizione, colazione e correzione, non astrazzione, eccezzione, addizzione, colazzione e correzzione.

Consultando qualunque dizionario, potrete constatare che l'unica forma corretta è quella con una sola z.


Perciò

Per ciò

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Se facciamo riferimento alla congiunzione conclusiva, dobbiamo scrivere "perciò".

Es.: Luca ha subito un fallo durante la partita perciò (= quindi) l'arbitro ha fermato il gioco.

La grafia separata "per ciò" non è sbagliata, ma ha un valore diverso dalla congiunzione.

Es.: Ho rimproverato mio figlio per ciò (= per quello) che ha fatto alla sua compagna.

     Ti ringrazio per ciò che hai fatto per me.


Imbecille

Inbecille

Approfondimenti

Per evitare di fare la figura degli imbecilli bisognerebbe prestare attenzione a come si scrive questo aggettivo.

Prima delle consonanti labiali "b" e "p" si scrive sempre la lettera "m": è una delle regole fondamentali della grammatica italiana.


Pance

Pancie

Approfondimenti

Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Provincie o Province? Pancie o Pance?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di pancia è PANCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia, -scia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...;
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque pance, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce; striscia-strisce...


Irruente

Irruento/Irruenta

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Si scrive e si dice IRRUENTE. L'aggettivo deriva dal latino irruentem, participio presente (caso accusativo) del verbo latino irrùere = correre verso. Nella lingua italiana sono frequenti i participi presenti usati con valore di aggettivo, come vincente, scadente, perdente, dirompente, ecc..

La forma irruento (femminile irruenta) è sbagliata e, sebbene oggi sia molto diffusa, sconsigliamo di utilizzarla. La forma irruente è unica per il maschile e il femminile.

Dobbiamo segnalare che il dizionario dell'Enciclopedia Treccani ammette anche le forme irruento/irruenta e che il Devoto-Oli, come altri dizionari, le considerano come «varianti meno corrette».

Luciano Satta, in Come si dice, riguardo a irruente scrive: "Si ricordi che questa è la grafia corretta, anche se spesso si legge (Dessì, Montanelli) irruento per analogia con violento".


Aquilone

Acquilone

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Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "Q" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: aquila, aquilone, quadro, quaderno, squillo, squalo, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che costituiscono un'eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo...;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), i verbi acquistare e acquisire, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi nascere, tacere, piacere, giacere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Dunque, ricapitolando, aquilone rientra nella regola n. 1 e si scrive con QU.


Denunce

Denuncie

Denunzie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Provincie o Province? Denuncie o Denunce?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di denuncia è DENUNCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia, -scia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...;
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque denunce, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce; striscia-strisce...

Il plurale di denunzia, che è una forma meno diffusa di denuncia, è, invece, DENUNZIE​.


Abiezione

Abbiezione

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Si scrive ABIEZIONE, con una sola B.

L'abiezione è una condizione di persona o cosa abietta, di degrado morale, bassezza e depravazione.

Abiezione deriva dall'aggettivo abietto, a sua volta derivato dal latino abiectus, participio passato del verbo abicĕre cioè "respingere, gettare via".


Abbasso

Abasso

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Si scrive "ABBASSO" [ant. "a basso"], non "abasso".

"Abbasso" può essere:

  • la prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo abbassare = io abbasso;
  • un avverbio col valore di "di sotto, in basso, giù";
  • un grido di minaccia o di ribellione. Si indica con una W rovesciata (ʍ) = abbasso la guerra o ʍ la guerra!

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