Abbasso

Abasso

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Si scrive "ABBASSO" [ant. "a basso"], non "abasso".

"Abbasso" può essere:

  • la prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo abbassare = io abbasso;
  • un avverbio col valore di "di sotto, in basso, giù";
  • un grido di minaccia o di ribellione. Si indica con una W rovesciata (ʍ) = abbasso la guerra o ʍ la guerra!

Freccette

Frecciette

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La formazione dei diminutivi (con i suffissi –etto, –etta, –etti, –ette) di  parole nel cui tema è presente la vocale i (es.: valigia, camicia, freccia, ecc...) è spesso fonte di dubbi.

Nella formazione del diminutivo, la i, puro segno grafico, non è necessaria per conservare il suono palatale alla consonante c.

Per questo motivo si scrive FRECCETTE (così come "valigetta").


Che egli stesse

Che egli stasse

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L'unica forma corretta del congiuntivo imperfetto di stare, per la terza persona singolare, è che egli stesse. Eppure sorprende l'errore commesso dal poeta Giacomo Leopardi nello Zibaldone: 

"Quando l'uomo concepisce amore tutto il mondo si dilegua dagli occhi suoi, non si vede più se non l'oggetto amato, si sta in mezzo alla moltitudine alle conversazioni ec. come si stasse in solitudine, astratti e facendo quei gesti che v'ispira il vostro pensiero sempre immobile e potentissimo senza curarsi della maraviglia né del disprezzo altrui, tutto si dimentica e riesce noioso ec. fuorchè quel solo pensiero e quella vista. Non ho mai provato pensiero che astragga l'animo così potentemente da tutte le cose circostanti, come l'amore."

Anche per la prima persona singolare l'unica forma corretta è che io stessi.


E

Ed

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Il quesito riguarda la presenza o meno della cosiddetta "d" eufonica, procedimento ben noto alla lingua italiana per cui è possibile aggiungere la d ad alcune preposizioni e congiunzioni davanti a una parola che comincia per vocale. 

Eufonico vuole dire ‘relativo all’eufonia’; eufonia è un termine, derivante dal greco, che indica "il bel suono". In questo caso l’effetto eufonico è dato dal fatto che, aggiungendo nella catena fonica la consonante, si evita uno iato tra le due vocali. 

La regola, dettata dal grande Bruno Migliorini, vuole che "ed" sia impiegato quando precede una parola cominciante con la stessa vocale, dunque "e".

  • Io ed Elisa stiamo bene insieme. 
  • ... ed era bello giocare insieme.

Un altro esempio, ma con la preposizione "a".  Es.:Andrò ad Andora quest'estate. 

Per i sostantivi che iniziano con una vocale diversa dalla congiunzione o preposizione che li precede, come "Io e Anna", l'uso della d è facoltativo, ma vi sono casi in cui è sconsigliato.

Riportiamo alcuni esempi:

  • Alcuni casi in cui si inserisce la "d" eufonica: ad esempio (ad inizia con a, esempio con e), ad eccezione... Questi sono esempi di locuzioni fisse dove l'uso della d eufonica è cristallizzato. 
  • Un caso in cui è sconsigliato utilizzare la d (ma non è del tutto sbagliato) è "Io ed Anna". Non suona bene!
  • Altro esempio in cui la d è da evitare: "Mari Mediterraneo ed Ionio". Molto meglio "Mari Mediterraneo e Ionio".

Le sopracciglia

I sopraccigli

Le sopracciglie

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Sopracciglio è una di quelle parole dotate sia di plurale femminile che maschile (i cosiddetti "nomi sovrabbondanti").

I due plurali "sopracciglia" e "sopraccigli" non hanno differenze di significato e possono essere usati indifferentemente. Tra i due è più diffuso il plurale femminile "le sopracciglia".

Non esiste invece il plurale "sopracciglie".


Le ginocchia

I ginocchi

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Ginocchio è una di quelle parole dotate sia di plurale femminile che maschile (i cosiddetti "nomi sovrabbondanti").

Serianni nella Grammatica Italiana ipotizza che tra i due plurali possa esserci una distinzione simile a diti/dita: il plurale maschile designerebbe i ginocchi presi singolarmente, mentre quello femminile il loro insieme; "tuttavia in troppi casi i due usi si sovrappongono l'uno all'altro" (cap. III par. 122 a).

Tra i due plurali è più diffuso quello femminile "le ginocchia". Celebre è l'espressione "farsi venire il latte alle ginocchia".


Leggenda

Legenda

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Esistono entrambi i termini, ma indicano due cose diverse. Se vogliamo riferirci a un tipo di racconto molto antico (come il mito, la favola e la fiaba) e a un racconto inventato, dovremo usare "leggenda" con due G.

Con leggenda "si intende tutto quello che non accerta l'esistenza dei fatti raccontati oralmente. La parola ha poi acquistato un significato più esteso e oggi indica qualsiasi racconto che presenti elementi reali ma trasformati dalla fantasia, tramandato per celebrare fatti o personaggi fondamentali per la storia di un popolo, oppure per spiegare qualche caratteristica dell'ambiente naturale e per dare risposta a dei perché" (da wikipedia.it).

Da qui il termine leggenda può indicare anche una cosa falsa, frutto di fantasia. Es.:Non credergli, sono tutte leggende!

Tutti conosciamo le "leggende metropolitane", quelle storie insolite e curiose raccontate dalla gente, che acquistano credibilità passando di bocca in bocca.

La parola "legenda", con una sola G, esiste e deriva dal latino legenda, che significa "le cose che devono essere lette, ciò che è da leggere". La legenda è "una tavola di decodificazione dei segni impiegati in un atlante, in una carta, in un discorso con cifre" (definizione tratta dal dizionario online Sabatini Coletti).


Sopravvivere

Sopravivere

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La preposizione "sopra", usata come prefisso per la formazione di parole composte, causa il raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva: soprammobile, sopracciglio, sopravvivere, sopraffare, sopraffino, sopraggiungere, soprannome, ecc...

Ecco perché bisogna scrivere SOPRAVVIVERE.


Sopraggiungere

Sopragiungere

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La preposizione "sopra", usata come prefisso per la formazione di parole composte, causa il raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva: soprammobile, sopracciglio, sopravvivere, sopraffare, sopraffino, sopraggiungere, soprannome, ecc...

Ecco perché bisogna scrivere SOPRAGGIUNGERE, con due G.


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