Ascella

Asciella

Approfondimenti

La sillaba SCE si scrive sempre (o quasi) senza I; bisogna quindi scrivere ASCELLA.

Alcune parole costituiscono un'eccezione alla regola appena esposta:

  1. la parola SCIE (plurale del sostantivo SCIA);
  2. la parola USCIERE;
  3. il sostantivo COSCIENZA e le parole derivate (cosciente/incosciente, coscientemente…);
  4. il sostantivo SCIENZA e le parole derivate (scienziato, fantascienza, onniscienza, scientifico…).

Ascella deriva deriva dal latino axĭlla, diminutivo di āla (=ala).


Mascella

Masciella

Approfondimenti

La sillaba SCE si scrive sempre (o quasi) senza I; bisogna quindi scrivere MASCELLA.

Alcune parole costituiscono un'eccezione alla regola appena esposta:

  1. la parola SCIE (plurale del sostantivo SCIA);
  2. la parola USCIERE;
  3. il sostantivo COSCIENZA e le parole derivate (cosciente/incosciente, coscientemente…);
  4. il sostantivo SCIENZA e le parole derivate (scienziato, fantascienza, onniscienza, scientifico…).

Mascella deriva deriva dal latino maxĭlla, diminutivo di mala (=mascella).


Saccocce

Saccoccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Provincie o Province? Saccocce o Saccoccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di saccoccia è SACCOCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia, -scia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...;
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque saccocce, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce; striscia-strisce...


Rosticciere

Rosticcere

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Si scrive ROSTICCIERE. Questo è un vocabolo indicante un mestiere e, come tale, termina con il suffisso -iere (come cameriere, pasticciere, barbiere, artificiere...). I dizionari, tuttavia, ammettono e considerano corretta anche la forma senza i "rosticcere".


Brioche

Briosc

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Si scrive "brioche". Questo vocabolo è un forestierismo (= vocabolo, locuzione o altra costruzione linguistica importata da un'altra lingua) derivato dalla lingua francese.

In italiano è un sostantivo femminile invariato.


Steward

Stewart

Stuard

Stuart

Approfondimenti

Si scrive steward (e si pronuncia stiùard). Il termine appartiene alla lingua inglese. Nell'inglese antico la parola steward si scriveva stiward o stigweard, dove con stig si voleva indicare una parte della casa e con weard la figura del guardiano. In italiano al plurale è preferibile scrivere gli steward, anche se scrivere gli stewards è comunque corretto.

Significato: Assistente di volo, per estensione addetto a funzioni analoghe in altre occasioni.


Fabbrica

Fabrica

Approfondimenti

La forma più diffusa nell'italiano contemporaneo è senza dubbio "FABBRICA", con 2 B. La forma "fabrica", con una sola B, è ammessa dai dizionari ed è indicata come forma letteraria.

Il vocabolo deriva dal latino fabrĭca (= mestiere, lavorazione, officina), a sua volta derivato di faber (=fabbro).


Exploit

Espluà

Approfondimenti

Si scrive "exploit" e non espluà. Il termine, preso in prestito dalla lingua francese, deriva a sua volta dal latino explicitum, participio passato di explicare.

Significato: impresa compiuta con successo; in ambito informatico: "codice che, sfruttando un bug o una vulnerabilità, porta all'esecuzione di codice non previsto, il cui risultato può portare all'acquisizione dei privilegi di amministratore di un computer" (wikipedia).


A vanvera

A vampera

Approfondimenti

Si dice e si scrive "a vanvera". L'etimologia della parola vanvera è incerta: secondo alcuni deriva da "fanfera", vocabolo onomatopeico dal suono fan-fan, da cui deriva anche il termine fanfarone (= chiacchierone, spaccone); secondo altri risale allo spagnolo bambarria che, nel gioco del biliardo, indica un tiro sbagliato ma vincente.

Chi parla a vanvera è colui che parla a casaccio, senza riflettere troppo su ciò che dice.


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