Crocifisso

Crocefisso

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Sono corrette entrambe le forme. Crocifisso può avere la funzione di:

  1. sostantivo: indica l'immagine dipinta o scolpita della figura di Gesù Cristo in croce;
  2. participio passato del verbo "crocifiggere" (es.: Gesù fu crocifisso).

Il termine deriva dal latino crucifixus, participio passato del verbo crucifigĕre.


Risurrezione

Resurrezione

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Sono entrambe corrette e accettate. Questa parola può infatti presentarsi in due varianti, quella col prefisso re-, che è la variante più colta, e quella col prefisso ri-, di uso più comune: possiamo dunque scrivere e dire sia resurrezione che risurrezione. A voi la scelta!

Resurrezione deriva direttamente dal latino resurrectionem, da resurrectus, participio passato del verbo resurgere.


Viaggetto

Viaggietto

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La formazione dei diminutivi (con i suffissi –etto, –etta, –etti, –ette) di  parole nel cui tema è presente la vocale i (es.: valigia, camicia, ecc...) è spesso fonte di dubbi.

Nella formazione del diminutivo, la i, puro segno grafico, non è necessaria per conservare il suono palatale alla consonante c.

Per questo motivo si scrive VIAGGETTO (così come "valigetta").


Va bene

Vabbene

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L'unica forma corretta è "VA BENE". L'espressione è composta dal verbo "va" + l'avverbio "bene".

La forma "vabbene", frequente soprattutto nella lingua parlata dei dialetti dell’Italia centro-meridionale, è errata ed è un esempio di raddoppiamento fonosintattico.


Ciecamente

Cecamente

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La forma "ciecamente" è preferibile a quella senza i "cecamente". Quest'ultima, tuttavia, non è considerata sbagliata.

L'avverbio deriva dall'aggettivo "cieco", che si scrive pure con la I tra la C e la E. Tra le due forme consigliamo di usare quella con la i "ciecamente".


Patrocinio

Patrocino

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Si scrive PATROCINIO, non "patrocino". "Patrocino" è la prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo "patrocinare" = io patrocino.

Il sostantivo, invece, si scrive con la "i" tra la N e la O. Il vocabolo deriva dal latino patrocinium, derivato di patronus = patrono. Il termine patrocinio può significare:

  1. "protezione, difesa" (come quella che il patrono romano concedeva al suo cliente);
  2. nel linguaggio giuridico "difesa, assistenza".

Uguale

Eguale

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Entrambe le forme sono corrette, ma nell'italiano contemporaneo è più diffusa la variante "uguale".

L'aggettivo deriva dal latino aequālis, [da aequus = uguale]. La forma più fedele all'aggettivo latino in realtà è "eguale", ma oggi è meno comune.


Colloquio

Collocuio

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Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli con questi suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "Q" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: quadro, quaderno, Quaresima, quesito, colloquio...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che fanno eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': proficuo, cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo, evacuare;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), il verbo acquistare, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi piacere, tacere, giacere, nascere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Dunque, ricapitolando, COLLOQUIO rientra nella regola n. 1 e, per tale motivo, si scrive con il nesso QU.


Sezionale

Sezzionale

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Davanti a -ion le consonanti g e z non si raddoppiano mai; bisogna dunque scrivere: sezionale, azionare, eccezione, addizione, colazione e correzione, non sezzionale, azzionare, eccezzione, addizzione, colazzione e correzzione, ecc..

Consultando qualunque dizionario, potete constatare che l'unica forma corretta è quella con una sola z.


Proferire

Profferire

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Sono corrette e ammesse entrambe le forme. Il verbo deriva dal latino proferre «metter fuori, mostrare», composto da pro «avanti» e ferre «portare».

Il verbo può significare:

  1. pronunciare, esclamare. Con questo significato si preferisce la grafia con una sola F proferire;
  2. offrire, proporre. Con questo significato è più frequente la forma profferire.

Musulmano

Mussulmano

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Sono corrette e accettate entrambe le forme. In italiano è più diffusa la grafia "musulmano", più vicina alla parola da cui deriva (musliman).

Cercando su Google entrambe le varianti, la grafia con una sola S "musulmano" risulta nettamente preponderante.


Tal è

Tal'è

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È un errore diffuso, anche tra le persone laureate. Fissatevelo bene in mente: tal'è è sbagliato!

Perché? Dobbiamo prima di tutto sapere che quale non si apostrofa mai, ma si tronca. Tal è è un troncamento (o apocope) vocalica e non un'elisione. Allo stesso modo si comportano anche buon (es. buon uomo e non buon'uomo), pover, signor, mar, qual.  A prima vista la questione può sembrare complicata.

Proviamo a svelarvi un modo per capire quando è opportuno o meno utilizzare l'apostrofo. È in realtà meno difficile di quanto crediate: cercate di capire se il termine da apostrofare può stare o meno da solo davanti a un altro termine dello stesso genere; per esempio, nel caso siate indecisi se mettere o non mettere l'apostrofo tra buon e uomo, domandatevi se buon può essere usato autonomamente davanti a un'altra parola dello stesso genere di uomo, dunque maschile. Se la risposta è positiva, si tratta di troncamento e non è necessario l'apostrofo; se la risposta è negativa, si tratta di elisione e l'apostrofo è richiesto. Poiché buon può ricorrere davanti a frutto, chirurgo e tanti altri termini maschili, è chiaro che siamo dinanzi a un caso di troncamento, dunque non si scrive l'apostrofo. 

Nel caso di tal, questo può essere usato, per esempio, anche in altri casi, come "tal mezzo, tal uomo, tal esempio"; si tratta, quindi, di troncamento. Ecco chiarito perché l'unica forma giusta è tal è.


Sopravvalutato

Sopravalutato

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La preposizione "sopra", usata come prefisso per la formazione di parole composte, causa il raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva: soprammobile, sopracciglio, sopravvivere, sopraffare, sopraffino, sopraggiungere, soprannome, ecc...

Questa regola è valida pure per SOPRAVVALUTATO, che, infatti, si scrive con 2 V.


Sopraffatto

Soprafatto

Approfondimenti

La preposizione "sopra", usata come prefisso per la formazione di parole composte, causa il raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva: sopralluogo, soprammobile, sopracciglio, sopravvivere, sopraffare, sopraffino, sopraggiungere, soprannome, ecc...

Questa regola è valida pure per SOPRAFFATTO, che, infatti, si scrive con 2 F.


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