Sovraccarico

Sovracarico

Approfondimenti

La preposizione "sopra" (o sovra-), usata come prefisso per la formazione di parole composte, causa il raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva: sovraccarico, soprammobile, sopracciglio, sopravvivere, sopraffare, sopraffino, sopraggiungere, soprannome, ecc...

Per questo motivo bisogna scrivere SOVRACCARICO.


Fan

Fans

Approfondimenti

Si scrive "I FAN". Le parole straniere assimilate nella nostra lingua restano invariate al plurale e non prendono la forma plurale della lingua da cui provengono. Dunque si deve scrivere "i fan", non "i fans".


Barbecue

Barbeque

Approfondimenti

Si scrive BARBECUE, non barbeque.

In italia la parola barbecue può indicare sia lo strumento per la cottura dei cibi alla brace, sia l'evento conviviale in cui ci si riunisce per consumare cibi cucinati alla griglia sulla brace.


Percezione

Percezzione

Approfondimenti

Davanti a -ion le consonanti g e z non vanno mai raddoppiate; dunque, dovete scrivere percecezione, addizione, colazione e correzione, non percezzione, addizzione, colazzione e correzzione.

Consultando qualunque dizionario, potrete constatare che l'unica forma corretta è quella con una sola z.


Squarcio

Scuarcio

Approfondimenti

Si scrive squarcio. Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "QU" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: quadro, quaderno, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che fanno eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), il verbo acquistare, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi piacere, tacere, giacere, nascere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Ricce

Riccie

Approfondimenti

Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Ricce o Riccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di riccia è RICCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie...;     
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque ricce, province, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: scriveremo quindi fasce, strisce, bisce, ecc...


Focacce

Focaccie

Approfondimenti

Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Focacce o Focaccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di focaccia è FOCACCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie...;     
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: avremo dunque focacce, province, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: scriveremo quindi fasce, strisce, bisce, ecc...


Cannucce

Cannuccie

Approfondimenti

Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Cannucce o Cannuccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di cannuccia è CANNUCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie...;     
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque cannucce, province, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: scriveremo quindi fasce, strisce, bisce, ecc...


Femminucce

Femminuccie

Approfondimenti

Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Femminucce o Femminuccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di femminuccia è FEMMINUCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie...;     
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque femminucce, province, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: scriveremo quindi fasce, strisce, bisce, ecc...


Fecce

Feccie

Approfondimenti

Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Fecce o Feccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di feccia è fecce; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie...;     
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque fecce, province, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: scriveremo quindi fasce, strisce, bisce, ecc...


Brecce

Breccie

Approfondimenti

Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Brecce o Breccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di breccia è BRECCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie...;     
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque BRECCE, province, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: scriveremo quindi fasce, strisce, bisce, ecc...


Rumeno

Romeno

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Entrambe le varianti sono accettate. Perché esistono due forme per indicare gli abitanti della Romania?

Anche nella lingua rumena (o romena) sono esistite due varianti dell'etnonimo: român e il più antico rumân derivati dal latino Romānu(m) = romano. È utile fornire qualche informazione sulla storia della Romania, che sarà interessante per comprendere la storia dell'etnonimo.

La Romania è uno Stato di formazione recente. Il processo di unificazione si è concluso solo alla fine della Seconda Guerra mondiale. In Romania convivono diversi gruppi etnici, anche se dopo la Seconda Guerra Mondiale il numero delle minoranze non rumene diminuì notevolmente.

Come riporta il sito dell'Accademia della Crusca, "l'ipotesi di un'origine latina come base per il formarsi di una coscienza nazionale romena si sviluppò particolarmente nel sec. XVIII, quando nella Transilvania, passata sotto il governo austriaco, si favorì la diffusione della cultura classica. Alla volontà di rendere esplicita la connessione con la latinità e con Roma si ricollega solitamente l’adozione dell’etnonimo român in luogo del più antico (ed etimologico secondo le regole dell’evoluzione fonetica locale) rumân".

Nella lingua italiana la forma romeno compare nella prima metà del Novecento, negli anni della Seconda guerra mondiale, soprattutto nella lingua dei quotidiani.

Il dibattito sulla questione ha coinvolto i linguisti, da sempre divisi sulla questione. C. Tagliavini, nel 1923, sosteneva la variante ru- e preferiva anche Rumania rispetto a Rumenia, Romenia e Romania. Più recentemente la linguista Luisa Valmarin, che si occupa proprio dello studio della lingua rumena, ha affermato che, nonostante si utilizzi la parola "Romania" per indicare lo Stato rumeno, è legittimo "usare la forma etimologica rumeno, senza sentirci colpevoli di occultare la romanità dei consanguinei di Dacia, visto che - parafrasando quel che scriveva il Tagliavini - riteniamo che la fraternità latina debba consistere in ben altro che "in quell'o di romeno".

La lingua contemporanea accoglie entrambe le varianti, sebbene si noti una lenta tendenza all’affermazione di romeno, soprattutto nel linguaggio della stampa.

Condividiamo la conclusione dell'Accademia della Crusca: "Venuta meno l'ideologia che vedeva nella comune discendenza dall'impero romano un motivo per sostenere romeno, la scelta fra le due varianti può essere ricondotta al solo piano formale per cui, di contro alla ragione etimologica e alla tradizione letteraria a sostegno di rumeno, si pongono a favore di romeno la simmetria con Romania e la maggiore adesione alla lingua romena."


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