Se no

Sennò

Approfondimenti

Si possono scrivere e sono corrette entrambe le forme. Sennò è la grafia univerbata di se no, registrata da tutti i vocabolari. La congiunzione "se" è un monosillabo cogeminante (che causa, cioè, il raddoppiamento fonosintattico della consonante successiva).

Dunque, utilizzate la forma che più preferite!

Un'ultima precisazione: l'importante è che non scriviate senò, forma errata in quanto non rispetta le leggi fonetiche della lingua italiana.


Meno male

Menomale

Approfondimenti

Altra questione non così semplice come potrebbe sembrare a prima vista!

L'interiezione "meno male" si scrive tutta attaccata o staccata? La risposta a questa domanda non è univoca!

La locuzione più corretta è quella staccata, cioè meno male; tuttavia viene considerata non errata anche quella attaccata, menomale; quest'ultima, però, è più arcaica e usata raramente. 

Il Grande Dizionario della Lingua Italiana, edito da HOEPLI e scritto da Aldo Gabrielli, per esempio, alla voce "meno male" riporta entrambe le forme:

"menomale [me-no-mà-le] o meno male interiez. raro Per fortuna, fortunatamente (esprime soddisfazione o sollievo): m. che ce l'hai fatta!"

Conclusione: sebbene entrambe le forme siano corrette, quella staccata "meno male" è senza dubbio la più diffusa, nonché quella da noi privilegiata.


Di fronte

Difronte

Approfondimenti

I dubbi relativi alla corretta grafia di congiunzioni, avverbi, locuzioni avverbiali e preposizionali sono frequenti tra gli utenti del web (e non solo). A chi non è mai capitato di pensare "Questa parola si scrive attaccata o separata?".

Di fronte si scrive in entrambi i modi (di fronte o difronte), sebbene la forma unita difronte, come segnala anche l'Accademia della Crusca, sia meno comune.

Noi preferiamo la forma separata di fronte.

A voi la scelta!


Insieme con

Insieme a

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 Abbiamo già trattato dell'uso di insieme/assieme (http://comesiscrive.it/dubbi/insieme-o-assieme/). Adesso la questione che poniamo è un'altra: insieme a e insieme con possono essere usate indistintamente? 

La risposta è affermativa: si possono scrivere e usare entrambe le forme. Insieme con è la forma più antica e, teoricamente, anche la più corretta. L'alternativa insieme a si è poi imposta con l'uso, forse per la sua maggiore scorrevolezza.  In effetti, pronunciare "insieme con noi" non è proprio il massimo musicalmente, mentre "insieme a noi" ha un suono di gran lunga più fluido!

Non scrivete né dite "assieme con".


Glielo

Glie lo

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Il pronome personale gli può fondersi in un’unica parola con i pronomi lo, la, li, le, ne, da cui è seguìto, variando la forma in glie. Si avranno quindi:

  1. gli (--> glie) + lo = glielo
  2. gli (--> glie) + la = gliela
  3. gli (--> glie) + li  = glieli
  4. gli (--> glie) + le = gliele
  5. gli (--> glie) + ne = gliene

Tuttavia i pronomi mi, ti, si, ci, vi, seguíti da lo, la, li, ne, trasformandosi in me, te, se, ce, ve, formano i pronomi composti me lo, me la, me li, me ne, te ne, te lo, te la, te li, te ne, se lo, se la, se li, se ne, ce lo, ce la, ce li, ce ne, ve lo, ve la, ve le, ve ne i quali si scrivono con i due termini distinti.

Preso atto di ciò, il pronome gli, al pari dei suoi simili, si può anche scrivere con due termini distinti:

glie lo, glie la, glie li, glie le, glie ne.

Questo naturalmente non è possibile quando questi pronomi composti costituiscono il suffisso di una forma verbale; in tali casi andranno necessariamente scritti con una parola sola (es.: farglielo, mandarglielo...).

I vocabolari italiani oggi riportano la forma contratta, benché la forma staccata "glie lo" sia la forma originaria con cui si scriveva questo pronome. Noi, personalmente, preferiamo la forma contratta glielo/gliela ecc...

Attenzione a non confondere il pronome glielo con "gliel'ho"!!! (errore di gran lunga comune)

Es.: Se hai trovato il libro, glielo puoi portare? GLIELO---> composto da glie = a lui (pronome personale con la funzione di complemento di termine) + lo = il libro (pronome personale con la funzione di complemento oggetto), quindi la "LO" di "GLIELO" (perdonate il gioco di parole) in questo caso è un pronome.

Es.: Gliel'ho già fatto notare! (= ho già fatto notare questo a lui)

In questa frase gliel'ho equivale a gli (glie) + lo + ho. Lo + ho, se pronunciati consecutivamente, non suonano molto bene; per tale motivo glielo perde la sua ‘o’ finale e segnala questa "caduta" con l'apostrofo, mentre il verbo avere rimane inalterato nella forma di ‘ho’. La forma gliel'ho, dunque, si usa quando il verbo avere segue il pronome.


Acchito

Acchitto

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Anche se molti pronunciano "acchitto", si scrive e si dice solo ACCHITO, con una T.

Il termine acchito è relativo al gioco del biliardo e indica la mossa iniziale con la quale un giocatore manda la propria palla in un punto sfavorevole per l'avversario; indica, inoltre, la posizione della palla all'inizio del gioco.

Ma questo termine è a noi noto grazie alle più frequenti locuzioni "di primo acchito, a primo acchito", entrate nell'uso comune.


In effetti

Ineffetti

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La locuzione avverbiale in effetti si scrive solo ed esclusivamente staccata!


Insieme

Assieme

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Entrambe le forme possono essere utilizzate. Le due parole sono diverse per etimologia, ma non per significato e funzione.

Possono rivestire la funzione di avverbio (es.: Faremo questo progetto insieme (o assieme)) e di preposizione impropria (es.: Vado alla festa insieme (o assieme) ai miei amici).

Insieme è più antico di assieme; il primo, infatti, è attestato dal XIII secolo, mentre assieme risale alla metà del XV secolo.

Per quanto riguarda l'etimologia,  insieme deriva dal latino classico INSIMUL, composto dal rafforzativo IN e SIMUL (= insieme). Assieme è nato da insieme e ne deriva per scambio di prefisso (ad- con assimilazione della dentale).

Conclusione: ciascuno scriva e/o usi la forma che più gli piace!


Applaudono

Applaudiscono

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Si scrive applaude o applaudisce? Applaudono o applaudiscono? Sebbene molte persone ritengano che siano corrette solo le forme applaude/applaudono, la verità è un'altra: anche la forma in -isc può essere utilizzata, benché sia in disuso.

Il vocabolario Treccani alla voce applaudire scrive: [dal lat. APPLAUDERE "applaudire"] (io applàudo o applaudisco, tu applàudi o applaudisci, ecc.; le forme in -isc- sono oggi disuso).

Poiché la forma in -isc è caduta in disuso, chi non la usa non sbaglia affatto! Anzi, noi consigliamo di non utilizzarla e di privilegiare le forme applaude/applaudono!


Farlo apposta

Farlo a posta

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Secondo il sito ufficiale dell'Accademia della Crusca sono corrette entrambe le varianti, sia "farlo apposta" che "farlo a posta", sebbene la prima, quella univerbata, sia di gran lunga più diffusa.

"Farlo apposta" è figlio di "farlo a posta"; infatti è nato successivamente dall'unione della preposizione semplice "a" con la parola "posta" (fenomeno del raddoppiamento fonosintattico, su cui ci siamo già soffermati a http://comesiscrive.it/dubbi/a-volte-o-avvolte/).

Si può scegliere la forma univerbata o quella separata a seconda del proprio gusto e del proprio stile; noi, in questo caso, preferiamo la forma univerbata.


A volte

Avvolte

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Dal punto di vista grammaticale sono corrette entrambe le forme: avvolte è il participio passato femminile plurale del verbo avvolgere.

Es.: Io e la mamma eravamo avvolte nelle lenzuola.

A volte, invece, indica una condizione temporale di frequenza e significa "qualche volta, ogni tanto".

Le due forme sono diverse per significato e non possono essere usate indistintamente!

Con il presente quesito facciamo riferimento alla locuzione temporale "A volte". Accade sempre più frequentemente di veder scritto nei social network "Avvolte il mio ragazzo...". I refusi possono capitare a tutti, soprattutto scrivendo al pc, ma qui siamo dinanzi a una vera e propria carenza grammaticale di base.

Non fatevi ingannare dal fenomeno, caratteristico soprattutto del toscano e dei dialetti centro-meridionali, del RADDOPPIAMENTO FONOSINTATTICO (in questo caso la preposizione semplice "a" provoca il raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva "volte"). Se nella lingua parlata tendete a raddoppiare la consonante, non vuol dire che sia corretto farlo anche nella lingua scritta!

La stessa problematica è stata già riscontrata nel quesito "A posto o Apposto?"  http://comesiscrive.it/dubbi/a-posto-o-apposto/


Legittimo

Leggittimo

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Il quesito ha origine dalla lettura del seguente testo:

"Carissimi, in una relazione tecnica per divisione giudiziaria, redatta da un tacnico LAUREATO, che ho sottomano, e' riportato per 8 volte il termine LEGGITTIMO e per 6 volte il termine LEGITTIMO. Mi viene il dubbio: non sapendo sicuramente come si scrive il termine, il "furbacchione" lo ha riportato quasi equamente nei due modi; il fatto che mi ha contagiato e non so pure io come si scrive. La mia nipote di 14 anni mi dice con una g, quindi LEGITTIMO. E' legittimo o leggittimo? Grazie tante." (fonte: http://www.geolive.org/forum/pregeo-e-docfa/prodotti-commerciali/leggittimo-o-legittimo--20613/)

Mi domando (e a questa domanda non trovo risposte) come sia possibile che persone laureate scrivano "leggittimo", (per la serie... io speriamo che me la cavo). Si scrive solo ed esclusivamente LEGITTIMO. Il vocabolo deriva dall'aggettivo latino "legitimus, legitima, legitimum", a sua volta derivante da lex, legis; legittimo, infatti, vuol dire "conforme alla legge, a regole e norme".

Può sembrare strano che legge si scriva con 2 g e legittimo con una sola. Il sostantivo legge ha acquisito una g nel passaggio dal latino all'italiano; legittimo, invece, ha mantenuto una g, ma ha raddoppiato la t: legitimus---> legittimo.

Non si può negare: la lingua italiana è piena di trabocchetti, motivo per cui deve essere insegnata e studiata con grande attenzione!!


Intelligente

Inteligente

Intelliggente

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Non si scrive né inteligente, né intelliggente: sono entrambi sbagliati!

Si scrive INTELLIGENTE, con due L e una G. La stessa regola è valida per "intelligenza".

Intelligenza e Intelligente derivano dal verbo latino INTELLIGERE (che - prestate attenzione - si scriveva pure con due L e una G): eccovi svelato perché "intelligente" si scrive così!


Soddisfacente

Soddisfaciente

Approfondimenti

Soddisfacente è il participio presente del verbo soddisfare. Perchè non vuole la i come sufficiente/insufficiente, efficiente/inefficiente, deficiente?

Soddisfacente, così come confacente, stupefacente o beneficente, si è distaccato dal latino e segue la coniugazione del verbo italiano fare, il cui participio presente, infatti, è facente (senza i).

Senza alcuna esitazione scrivete soddisfacente senza i!


Efficiente

Efficente

Approfondimenti

Efficiente va scritto rigorosamente con la i. Perché?

Efficiente e il suo contrario inefficiente, come anche sufficiente-insufficiente e deficiente, derivano dalle forme originarie latine efficiens, sufficiens, deficiens (participi presenti dei rispettivi verbi efficio, sufficio, deficio), che avevano tutte una I tra C ed E.

Per tale motivo questi aggettivi vanno scritti con la I; la stessa regola è valida per i sostantivi ad essi collegati (efficienza-inefficienza, sufficienza-insufficienza, deficienza).


Tutt'altro

Tuttaltro

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La forma corretta è tutt'altro, con l'apostrofo: il pronome indefinito tutto è soggetto ad elisione prima del pronome indefinito altro.

Il DOP segnala come forma arcaica e in disuso anche tuttaltro, mentre l'Accademia della Crusca ammette solo la forma tutt'altro con l'apostrofo.


Onnisciente

Onniscente

Approfondimenti

Il quesito nasce da un personale ricordo dei tempi liceali. Durante un compito in classe di letteratura italiana, tra i tanti quesiti posti dal professore e scritti sotto sua dettatura da noi allievi, il docente citò ben due volte l'aggettivo onnisciente. Ricordo l'amarezza del nostro professore quando, trovandosi a correggere le nostre verifiche, dovette constatare che più di metà classe aveva scritto onniscente senza i.

Il suo disappunto era accresciuto dal fatto che, a commettere questo grave errore, erano degli alunni di un liceo classico. Attenzione, nessuno dovrebbe sbagliare, ma quando a farlo sono studenti che, proprio per le materie che studiano, sono meno giustificabili di altri, i professori sono ancora più severi (è come se un allievo del liceo linguistico sbagliasse a scrivere in inglese!).

Da studenti del liceo classico quali eravamo, avremmo dovuto ricordare che onnisciente deriva dal latino OMNIS (tutto) + SCIENTEM (il participio presente del verbo scio, che, infatti, va scritto con la I).

Onnisciente vuol dire "che sa tutte le cose". Anche il sostantivo onniscienza vuole la i.


Conciso

Coinciso

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Se intendiamo usare l'aggettivo nel significato di "breve, sintetico, succinto", la forma corretta è senza dubbio conciso, senza i.

Es.: Sei stato molto conciso nell'esposizione del tuo lavoro.

Coinciso esiste, ma è il participio passato del verbo coincidere.

Es.: Il tuo arrivo è coinciso con la sua partenza.


Incinta

In cinta

Approfondimenti

Non avrei mai pensato di proporre tale quesito, ma, facendo delle rapide ricerche su Google, ho constatato che molte persone, non sapendo che la forma corretta è solo "incinta", scrivono "in cinta"; molte altre, invece, sono assalite dal dubbio "Qual è la forma giusta tra le due?".

Qualche sapientone è convinto che "in cinta" corrisponda a una forma corretta, utilizzata nell'italiano arcaico, con cui si intendeva dire "che avevi qualcosa nella cintura, in vita", successivamente modificatasi in "incinta".

Se vi dovesse capitare di imbattervi in tali "errori/orrori", fatevi una grossa risata (anche se è una risata amara... povero italiano).

Incinta deriva dal latino tardo INCINCTA, che stava per il classico INCIENS, INCIENTIS = pregno. Un'etimologia popolare ha poi collegato il termine al verbo CINGERE, in quanto le donne non portavano la cintura durante la gravidanza. Tale accostamento è motivato da Isidoro di Siviglia (fiorito intorno al 570), nelle Etimologie, attribuendo al prefisso in- un valore negativo (incincta equivarrebbe quindi a non cincta) e alludendo così al fatto che le donne gravide non fossero solite indossare la cintura («incincta, id est sine cinctu; quia praecingi fortiter uterus non permittit»). Ma tutte queste spiegazioni non sono vere e hanno origine popolare!

Il nostro caro INCINTA si collega anche al greco EN-KYOS (= feto). KYOS, a sua volta, deriva dal verbo KYO (=KYEO) = porto nell'utero, sono incinta. In latino, come già detto, è INCIENS. In francese e in spagnolo, lingue romanze che, come l'italiano, derivano dal latino volgare, si dice rispettivamente "enceinte" e "encinta".


Badare a

Badare di

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Il verbo badare può avere più significati; a seconda del significato che assume in un determinato contesto, può reggere la preposizione semplice "di" o "a":

a) attendere a qualcosa, averne cura

Es.: Badare alla casa, badare ai figli, ecc... In questi casi si scrive "bada a" e non "bada di" (del tutto errato).

b) fare attenzione a qualcuno o qualcosa

Es.: Bada a ciò che dirai! (si usa la preposizione semplice "a"); nel caso di presenza di una negazione si preferisce la forma "badare di" (es.: bada di non tornare tardi)

Curiosità: il sostantivo badante è il participio presente proprio del verbo badare. Il/la badante, infatti, è una persona addetta per professione alla cura delle persone anziane.


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