Province

Provincie

Approfondimenti

Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Province o provincie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di provincia è province; infatti, secondo la regola della formazione del plurale dei nomi che al singolare terminano con -cia, -gia: 

  • le parole dove le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: avremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie;     
  • le parole dove -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: avremo dunque province, pronunce, gocce, bolge, frange.. 

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che nel plurale terminano sempre in -sce: avremo quindi fascia-fasce, striscia-strisce.

Tutto questo discorso non è valido per le parole in cui la i di -cia e -gia è tònica, cioè accentata, come farmacía, nostalgía, bugía. In questi casi la i è necessaria e resta anche nel plurale; avremo dunque farmacíe, nostalgíe, bugíe, ecc...

Curiosità: all’interno della prima versione della Costituzione Italiana (1947) è scritto “provincie“. Non molti decenni fa questa forma era ammessa e del tutto corretta!


A posto

Apposto

Approfondimenti

Se dobbiamo usare a posto in frasi come  "mettere a posto" o "tutto a posto", si dovrà scrivere a posto, staccato e senza raddoppiare la p.

La forma apposto, infatti, è il participio passato del verbo apporre.

Es.: Ho apposto la mia firma sul documento.

Non fatevi ingannare dalla lingua parlata, in cui è frequente il raddoppiamento fonosintattico (= il raddoppiamento subìto nella pronuncia della consonante iniziale di una parola legata alla precedente), fenomeno caratteristico soprattutto del toscano e dei dialetti meridionali. Anche a posto può subire il raddoppiamento fonosintattico nella lingua parlata, ma questo non consente eccezioni alla regola: si scrive a posto.  La locuzione non ha subito il fenomeno dell'univerbazione che ha caratterizzato, invece, parole come soprattutto, contraccolpo, cosiddetto.

Non fatevi ingannare, dunque, dal titolo della canzone "Tutto apposto a Ferragosto"!

 


Sufficiente

Sufficente

Approfondimenti

Se scriverete sufficente senza i, sicuramente in italiano non raggiungerete la sufficienza!!!

Sufficiente si scrive con la I; il termine, infatti, deriva dal verbo latino sufficio, composto a sua volta da sub (= sotto) e facere (= fare).


Commovente

Commuovente

Approfondimenti

Questo quesito nasce dalla personale lettura di un post scritto da un personaggio famoso che, dovendo esprimere un parere su un libro appena letto, lo definisce commuovente. Siccome nessuno è perfetto e anche noi ogni tanto sbagliamo, abbiamo intrapreso una ricerca su questo termine, per cercare di capire se  commuovente fosse davvero una una forma corretta. Facendo una rapida ricerca su Google, ci siamo resi conto che molte persone sono preda di questo dubbio. In realtà non è un dilemma così strano, se si considera che commovente è il participio presente del verbo commuovere, che all'infinito presenta una -u. Molte persone, quindi, si domandano il motivo per cui questa u non è presente anche nel participio presente commovente, che diventerebbe quindi *commuovente.

Questo verbo ha subito il cosiddetto dittongo mobile (http://it.wikipedia.org/wiki/Dittongo_mobile) presente anche nella coniugazione del verbo muovere (il participio presente di muovere, infatti, è movente, non *muovente); l'unica forna corretta, pertanto, è commovente, a discapito del big che ha erroneamente scritto commuovente.

Dalla ricerca effettuata ci siamo accorti che questo strafalcione è presente nelle pubblicazioni di numerosi studiosi e, inoltre, in alcuni siti web di grammatica italiana. Tutto questo ci fa comprendere quanto sia complicata, ma nello stesso tempo affascinante, la nostra cara e amata lingua italiana.


Un'altra

Un altra

Approfondimenti

La regola da seguire è quella che ci hanno insegnato alle scuole elementari: un va apostrofato quando seguono dei sostantivi di genere femminile.

Es.: un'anatra, un'amica..

Perché? Una è l'unico articolo indeterminativo femminile della lingua italiana e dinanzi a una parola cominciante per vocale va eliso (l'elisione è la caduta di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizia per vocale; il fenomeno è graficamente segnalato per mezzo di un apostrofo).

Es.: Una amica---> una amica---> un'amica

Per il maschile non occorre l'apostrofo perché oltre a uno esiste la forma un, dunque non è necessaria alcuna elisione.

Es.: Un amico, un albero...


Un altro

Un'altro

Approfondimenti


Dopotutto

Dopo tutto

Approfondimenti

Se intendiamo usarlo come avverbio, nel senso di "alla fin fine, tutto sommato, in fin dei conti", si scrive dopotutto.

Es.: Dopotutto è una bella occasione!

Dopo tutto, invece, indica qualcosa che sia avvenuta "dopo tutto".

Es.: È normale che sia stanco dopo tutto quello che ha fatto.


Nondimeno

Non di meno

Approfondimenti


Dopodomani

Dopo domani

Approfondimenti

Nell’italiano contemporaneo la grafia corretta è dopodomani.

Originariamente "dopodomani" si scriveva separato (dopo domani).

«Dopo domani», rispose ancora Geltrude (A. Manzoni, Fermo e Lucia).

Dunque, dopodomani rientra tra quelle parole che, pur essendo originariamente separate, oggi sono scritte unite, come sottosopra (http://comesiscrive.it/dubbi/sottosopra-o-sotto-sopra/), soprattutto (http://comesiscrive.it/dubbi/si-scrive-soprattutto-o-sopratutto/) ecc..

Si mantengono nella forma separata, per esempio, d'accordo (http://comesiscrive.it/dubbi/daccordo-o-daccordo/), a fianco, ecc...

L'univerbazione di dopodomani si è affermata nel corso del Novecento.


Accelerare

Accellerare

Approfondimenti

L'unica forma corretta e ammissibile, senza alcuna eccezione alla regola, è accelerare, con una l sola. Questo vale per tutti i modi, con i relativi tempi, del verbo accelerare: indicativo (accelero, accelererò, acceleravo...), congiuntivo (che io acceleri, che io accelerassi...), condizionale (io accelererei...) e così via. Lo stesso vale per il sostantivo accelerazione e l'aggettivo celere, da cui il verbo accelerare deriva; si scrivono tutti con una sola l.

Il linguista Aldo Gabrielli, in Si dice o non si dice? (la versione fornita su Corriere.it è stata rivista da Paolo Pivetti) raccomanda :  "Acceleriamo pure, ma con una l sola perché il verbo deriva dall’aggettivo celere, che, proprio non ci son dubbi, di l ne ha una".


Dopodiché

Dopo di ché

Dopo di che

Approfondimenti

La forma corretta è dopodiché, tutta unita e con l'accento acuto, perchè la e finale è chiusa, non aperta (quindi non scrivete dopodichè).

È possibile scrivere anche la forma staccata, sebbene sia più rara: dopo di che (ma non dopo di ché con l'accento).

Personalmente preferiamo e consigliamo la forma tutta attaccata, che è senza dubbio la più comune, ma la scelta finale spetta solo a voi.


A meno che

Amenoche/amenoché

Approfondimenti

Si scrive a meno che, non amenoche, amenoché e neppure ammenoche/ammenoché.

A meno che è una congiunzione restrittiva che serve a presentare un'eccezione.

 


Soprattutto

Sopratutto

Approfondimenti

La forma corretta ha 4 t ed è soprattutto, non sopratutto. Nei vocabolari sopratutto e sopra tutto sono indicate come forme meno comuni, ma molti professori le considerano comunque errate. Personalmente vi consigliamo di non utilizzarle.

Quindi, se volete mettervi al sicuro, raddoppiate due volte la t e scrivete soprattutto, che è senza dubbio la forma migliore!


Eccezionale

Eccezzionale

Approfondimenti

Davanti a -ion le consonanti g e z non vanno mai raddoppiate; dunque, dovete scrivere addizione, sottrazione e colazione, non addizzione, sottrazzione e colazzione; lo stesso vale per eccezionale/ eccezione.

Consultando qualunque dizionario, potrete constatare che l'unica forma corretta è quella con una sola z.


Altro che

Altroché

Approfondimenti

Le forme sono entrambe corrette, ma rivestono funzioni differenti; bisogna capire la forma esatta da utilizzare a seconda della frase che abbiamo dinanzi. 

Nell'enunciato "Altroché se ci conosciamo!" altroché ha il significato di "certamente, certo che, come no"; in questi casi va scritto tutto unito e con l'accento finale acuto (é, non è).

In frasi del tipo "In frigo non c'è altro che un litro di latte" oppure "Sei felice? Altro che felice, sono tristissimo" va scritto staccato (un altro esempio di questa seconda funzione è presente nel titolo della canzone degli 883 Nient'altro che noi, pubblicata nell'album Grazie mille del 1999).


Buonasera

Buona sera

Approfondimenti

Per rispondere al quesito, è opportuno effettuare alcune osservazioni, valide anche per  buongiorno e buonanotte. Entrambe le forme sono corrette: si può scrivere sia buonasera che buona sera; questo, però, non è sempre possibile! Quando buonasera buongiorno e buonanotte rivestono la funzione di sostantivi, si adopera sempre la forma tutta unita. A titolo esemplificativo, riportiamo alcune frasi: 

A. Avresti dovuto darle il buongiorno. 

B. Dai la buonanotte alla mamma! 

In questi casi buongiorno e buonanotte NON sono dei SINTAGMI composti dall'aggettivo buon (o dal femminile buona) e dai nomi giorno, sera e notte, MA dei SOSTANTIVI. 

La situazione cambia nelle seguenti frasi:  

C. Buon giorno (o buongiorno)! Come va? 

D. Buona notte (o buonanotte) papà! 

E. Non hai detto "buona sera" (o "buonasera") quando sei arrivato!   

Espressioni come buon pomeriggio, buona giornata non si conformano a questa regola e non devono essere univerbate.

Sebbene entrambe le forme siano corrette, noi consigliamo di usare la forma tutta unita (buonasera, buongiorno e buonanotte), soprattutto nelle lettere formali, perché risulta più elegante e raffinata.


Sottosopra

Sotto sopra

Approfondimenti

Nell'italiano contemporaneo "sottosopra" va scritto sempre unito, mai separato!


In quanto

Inquanto

Approfondimenti

"In quanto" si scrive assolutamente staccato!


A proposito

Approposito

Approfondimenti

La forma corretta è "a proposito", non "approposito". Fate attenzione a non farvi ingannare dalla lingua parlata! I dialetti di alcune regioni, infatti, in casi come questi tendono a raddoppiare le consonanti e a pronunciare la parola come univerbata.


D'altronde

Daltronde

Approfondimenti

La forma corretta è "d'altronde" con l'apostrofo. Questa è una locuzione avverbiale che deriva dall'accorpamento di "di altronde".

L'Accademia della Crusca indica daltronde come forma rara e desueta.

Il nostro consiglio è di utilizzare la forma d'altronde, con l'apostrofo, che è senza dubbio quella corretta!


Scarica l'APP di Come si scrive?