Tra l'altro

Tralaltro

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"Tra l'altro", come riferiscono il DOP (Dizionario di Ortografia e Pronuncia) e l'Accademia della Crusca, rientra tra quelle parole che devono essere scritte sempre separate.  


Tutt'oggi

Tuttoggi

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È senza dubbio più corretto scrivere tutt'oggi con l'apostrofo; infatti, sebbene nel DOP sia segnata anche la forma unita tuttoggi, questa è rarissima e sempre più in disuso.


Tutt'uno

Tuttuno

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"Tutt'uno" è una di quelle parole che deve essere scritta sempre con l'apostrofo (come, ad esempio, "tutt'e due").

La forma tuttuno è oggi poco diffusa ed è preferibile non utilizzarla.

Tutt'uno è una locuzione con valore di sostantivo neutro; vuol dire «un'unica cosa» e può essere utilizzato anche in funzione predicativa.

Es.: I miei genitori sono tutt’uno ( cioè sono in completo accordo, sono come una sola persona).


Entusiasta

Entusiasto

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La forma corretta di quest'aggettivo è "entusiasta", anche se il soggetto a cui si riferisce è di sesso maschile. La regola è valida solo per il singolare.

Quando, invece, si fa riferimento a più soggetti, esiste la distinzione tra maschile e femminile; quindi si dirà "entusiasti" per il maschile e "entusiaste" per il femminile, mentre la forma "entusiasto" è assolutamente sbagliata.


Fa

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Si usa fa o fà? Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, questo è un errore molto comune e si riscontra anche tra persone di medio livello culturale. La forma corretta è senza accento, quindi fa (verbo fare, modo indicativo, tempo presente, terza persona singolare). 

Esempio: Questo non mi fa impressione.

Ricordiamo inoltre che esiste la forma con l'apostrofo fa' : è la seconda persona singolare dell’imperativo del verbo fare (è caduta la i di "fai").

Esempio: Fa' come ti ho detto!

Infine, fa può avere anche la funzione di avverbio indicante un punto nel passato, quindi anteriorità cronologica rispetto al presente; in tale caso va scritto rigorosamente senza accento.

Esempio: Sono stato a trovarla tanto tempo fa.


Un po'

Un pò

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È un altro errore diffusissimo: si scrive «un po», «un pò» o «un po'»? La forma corretta è solo ed esclusivamente «un po'» con l'apostrofo, non con l'accento.

Volete sapere il perché? Ci troviamo dinanzi a un troncamento che, eccezionalmente, richiede l'apostrofo. Infatti, diversamente dall'elisione, il troncamento (che consiste nell'eliminazione di una vocale o di una sillaba davanti a una parola che comincia per consonante o per vocale) non esige l'apostrofo (vd. Qual è o Qual'è? http://comesiscrive.it/dubbi/qual-e-o-quale/ ).

In questo caso la parola "poco" viene troncata e l'apostrofo va segnato per evidenziare che in quel punto è avvenuta la caduta di una sillaba (nel caso specifico la sillaba -co). Ricordatevi, però, che questa è un'eccezione alla regola! 


Tuttora

Tutt'ora

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La forma corretta è tuttora. Ciò può sembrare semplice, ma molti pensano che anche la forma tutt’ora sia accettabile.

Tuttora si scrive esclusivamente attaccato. Chi scrive tutt'ora, forse, si confonde con altre parole, come tutt’altro, tutt’oggi, tutt’uno, che iniziano con tutto e si scrivono con l’apostrofo. 

Come tuttora, anche altre parole devono essere scritte tutte attaccate: invero, giacché, davvero seguono la regola dell'univerbazione.


D'accordo

Daccordo

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Scrivere daccordo tutto attaccato è sbagliato!  D’accordo, infatti, è una locuzione formata da due elementi, cioè da+accordo; per tale motivo va conservata come tale, con elisione e apostrofo.

Per completezza, dobbiamo aggiungere che nel DOP è ammessa anche la forma tutta attaccata daccordo, ma è segnalata come forma arcaica e ormai in disuso.


A fianco

Affianco

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Affianco è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare. Dunque, per dire "accanto a, vicino a" la forma giusta è a fianco.

Per completezza, è giusto specificare che la forma "affianco" per intendere "accanto a" non è grammaticalmente scorretta, tanto che viene registrata nel Dop (Dizionario di Ortografia e Pronuncia), ma è indicata come forma arcaica e rara, molto meno usuale della forma separata.

Per tale motivo consigliamo di scrivere "a fianco" separato e non tutto unito; in questo modo, inoltre, non faremo confusione con "affianco" (1 pers. sing. del verbo affiancare).


Qual è

Qual' è

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È forse l'errore più diffuso, anche tra le persone laureate. Fissatevelo bene in mente: qual'è è sbagliato!

Perché? Dobbiamo prima di tutto sapere che quale non si apostrofa mai, ma si tronca. Qual è è un troncamento (o apocope) vocalica e non un'elisione. Allo stesso modo si comportano anche buon (es. buon uomo e non buon'uomo), pover, tal.  A prima vista la questione può sembrare complicata.

Proviamo a svelarvi un modo per capire quando è opportuno o meno utilizzare l'apostrofo. È in realtà meno difficile di quanto crediate: cercate di capire se il termine da apostrofare può stare o meno da solo davanti a un altro termine dello stesso genere; per esempio, nel caso siate indecisi se mettere o non mettere l'apostrofo tra buon e uomo, domandatevi se buon può essere usato autonomamente davanti a un'altra parola dello stesso genere di uomo, dunque maschile. Se la risposta è positiva, si tratta di troncamento e non è necessario l'apostrofo; se la risposta è negativa, si tratta di elisione e l'apostrofo è richiesto. Poiché buon può ricorrere davanti a frutto, chirurgo e tanti altri termini maschili, è chiaro che siamo dinanzi a un caso di troncamento, dunque non si scrive l'apostrofo. 

Nel caso di qual, questo può essere usato, per esempio, anche nell'espressione "qual buon vento"; si tratta, quindi, di troncamento. Ecco chiarito perché l'unica forma giusta è qual è.


Se stesso

Sé stesso

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 "Se stesso" o "sé stesso"? Le risposte dei linguisti a questo interrogativo sono diverse.

Cerchiamo di capire le motivazioni per cui i linguisti nutrono pareri diversi sulla questione. Prima di tutto bisogna cominciare col dire che, quando compare da sola, la particella pronominale deve essere sempre accentata, proprio per distinguerla dal se che ha valore ipotetico. Riportiamo due frasi esemplificative: 

A. Se lui studiasse di più, avrebbe buoni voti  (il se è ipotetico);

B. Quella donna fa tutto da sé in casa (il ha valore pronominale).

La regola vuole che il se, invece, non sia accentato davanti a stesso e stessa, medesimo e medesima perché in questo caso è chiaro che riveste la funzione di pronome (questa è la motivazione della regola).

Esempio: Se pensa sempre e solo a se stesso, fa male.

Alcuni consigliano di accentarlo di nuovo al plurale, in casi come "sé stessi" e "sé stesse" per non rischiare di confonderli con i congiuntivi passati di "stare" (“mi chiedevi se stessi riposando”) -ma molti, anche in questi casi, scrivono "se" senza accento-.  "Se medesimi" e "se medesime" si scrivono sempre senza accento, perché in questi casi la confusione non è possibile. 

A questa regola qualcuno si oppone, sostendendo che scrivere la stessa parola in due modi differenti può generare confusione e che scrivere un accento in più in se stesso, se medesimo non costituisce una grande fatica. Una volta stabilito che il pronome si deve scrivere necessariamente accentato per distinguerlo dal se congiunzione ipotetica (lo dimostra l’esempio sopra citato), alcuni non comprendono il motivo per cui stesso e medesimo debbano modificare la regola, confondendoci inutilmente le idee; di conseguenza, preferiscono mettere sempre l'accento e scrivere sé stesso.

Preferite scrivere "se stesso"? Pensate che "sé stesso" sia più corretto? Fate come preferite! Noi, personalmente, preferiamo la forma non accentata "se stesso", pur sapendo che anche quella accentata non è errata.

Anche Leopardi preferiva la forma non accentata, come dimostra il titolo del celebre componimento "A se stesso", pubblicato nel 1835 e appartenente al cosiddetto "Ciclo di Aspasia".

Su una cosa, però, non vi sono dubbi:  "sè stesso" (con l' accento grave) è sbagliato; l'accento sulla "e" è  acuto---> (é)----> sé stesso.


Poco fa

Poco fà

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Cerchiamo di cancellare i vostri dubbi sulla corretta forma da utilizzare per scrivere questo avverbio; si scrive solo ed esclusivamente poco fa, senza accento sulla a.

Poco fa nutrivate qualche dubbio. E ora?

Vd. pure "Fa o Fà?"


Di nuovo

Dinuovo

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Si scrive unito o staccato? Noi possiamo affermare con piena sicurezza che questa parola si scrive rigorosamente staccata; la locuzione giusta è solo di nuovo. In questo caso non è avvenuto quel fenomeno di "univerbazione", che ha invece interessato parole come tuttora.  

Questa locuzione avverbiale ha lo stesso valore di "nuovamente".

Fate attenzione a non confondere le varie funzioni che di nuovo può rivestire. Nelle seguenti frasi, ad esempio, i due gruppi di parole hanno un significato diverso:

A. Hai qualcosa di nuovo da dirmi?

B. Hai rotto di nuovo qualcosa? 

In A di nuovo si riferisce a qualcosa di di diverso e originale rispetto a quello che già si conosce; in B, invece, ha il valore di  "nuovamente", inteso nel senso di "un'altra volta".


Buonanotte

Buona notte

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Si scrive Buonanotte o Buona notte? Per rispondere, è opportuno effettuare alcune osservazioni, valide anche per buonasera e buongiorno. Entrambe le forme sono corrette: si può scrivere sia buonanotte sia buona notte; questo, però, non è sempre possibile!

Quando buongiorno, buonasera e buonanotte rivestono la funzione di sostantivi, si adopera sempre la forma tutta unita. A titolo esemplificativo, riportiamo alcune frasi: 

A. Avresti dovuto darle il buongiorno. 

B. Dai la buonanotte alla mamma! 

In questi casi buongiorno e buonanotte NON sono dei SINTAGMI composti dall'aggettivo buon (o dal femminile buona) e dai nomi giorno, sera e notte, MA dei SOSTANTIVI.  La situazione cambia nelle seguenti frasi:  

C. Buon giorno (o buongiorno)! Come va? 

D. Buona notte (o buonanotte) papà! 

E. Non hai detto "buona sera" (o buonasera) quando sei arrivato!  

Espressioni come buon pomeriggio, buona giornata non si conformano a questa regola e non devono essere univerbate. 

Sebbene entrambe le forme siano corrette, noi consigliamo di usare la forma tutta unita, buongiorno, buonasera e buonanotte, soprattutto nelle lettere formali, perché risulta più elegante e raffinata.


Innanzitutto

Innanzi tutto

Inanzitutto

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La forma unita innanzitutto è preferibile alla forma separata innanzi tutto, la quale, tuttavia, è corretta.

Esiste poi la forma Innanzi a tutto; nonostante sia arcaica, è ancora in uso. Infine, la grafia "inanzitutto" è errata.


Buongiorno

Buon giorno

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Si scrive buon giorno o buongiorno? Per rispondere, è opportuno effettuare alcune osservazioni, valide anche per  buonasera e buonanotte. Entrambe le forme sono corrette: si può scrivere sia buongiorno sia buon giorno; questo, però, non è sempre possibile! Quando buongiorno, buonasera e buonanotte rivestono la funzione di sostantivi, si adopera sempre la forma tutta unita. A titolo esemplificativo, riportiamo alcune frasi:

A. Avresti dovuto darle il buongiorno.

B. Dai la buonanotte alla mamma!

In questi casi buongiorno e buonanotte NON sono dei SINTAGMI composti dall'aggettivo buon (o dal femminile buona) e dai nomi giorno, sera e notte, MA dei SOSTANTIVI.

La situazione cambia nelle seguenti frasi: 

C. Buon giorno (o buongiorno)! Come va?

D. Buona notte (o buonanotte) papà!

E. Non hai detto "buona sera" (o buonasera) quando sei arrivato!  

Espressioni come buon pomeriggio, buona giornata non si conformano a questa regola e non devono essere univerbate.

Sebbene entrambe le forme siano corrette, noi consigliamo di usare la forma tutta unita, buongiorno, buonasera e buonanotte, soprattutto nelle lettere formali, perché risulta più elegante e raffinata.


Mezz'ora

Mezzora

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Negli avverbi composti di "ora" (finora, tuttora, sinora, talora)  l'apostrofo non va mai utilizzato; l'unica eccezione è costituita da "mezzora", la cui forma corretta, infatti, è mezz'ora con l'apostrofo.

I dizionari della lingua italiana considerano corrette entrambe le forme. Mezzora è una forma derivata da un processo di univerbazione.

Dunque, a voi la scelta!! Noi consigliamo la forma mezz'ora, che è indubbiamente la più accettata.


Stasera

Sta sera

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Stasera è un'aferesi (caduta di una o più lettere a inizio parola) di (que)stasera e si scrive tutto unito, poiché l'aferesi di questa, sta, è stata unita ad un'altra parola, sera.

La stessa regola è valida per stamattina, stanotte, stavolta.


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