Eccome
E come
Approfondimenti
Anche se alcuni dizionari indicano "E COME" come forma rara, noi sconsigliamo di utilizzarla! Meglio scrivere "ECCOME", indubbiamente la grafia più comune nell'italiano contemporaneo.
Anche se alcuni dizionari indicano "E COME" come forma rara, noi sconsigliamo di utilizzarla! Meglio scrivere "ECCOME", indubbiamente la grafia più comune nell'italiano contemporaneo.
Le prime due varianti sono entrambe corrette. La forma acquerello è più fedele al modello toscano da cui deriva. La grafia "acquarello" è ugualmente accettata ed utilizzata.
La grafia "aquarello", invece, è errata; il vocabolo, infatti, deriva dalla parola acqua e, per questo motivo, si scrive con CQ, come acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto...
Vi è mai capitato di chiedervi "Si scrive ribrezzo o ribbrezzo? con una o due b-?"; la grafia corretta è ribrezzo, con una sola b-.
La parola ribrezzo significa "intensa ripugnanza" e deriva dal termine brezza, a cui si lega il prefisso ri-, particella intensiva.
Anche la forma rebrezzo, con la e- tra la prima r- e la b-, è sbagliata. Esiste un solo modo per scrivere la parola ribrezzo ed è con una b- e la i-.
L’aggettivo (o sostantivo) “belga” (valido per il singolare sia maschile che femminile) al maschile plurale si scrive “belgi” (femminile plurale "belghe").
Si scrive semaforo e non semaforo. Dal greco: σήμα φέρω, sèma féro (= portatore di segnali).
Si scrive parquet e non palquet. Il vocabolo è un forestierismo derivato dalla lingua francese.
Si scrive gengiva con la lettera -e. Il vocabolo ha, tuttavia, origine dal latino gingiva.
Stretching è un vocabolo di origine anglosassone che significa stiramento, allungamento. Scrivete dunque stretching, non streccing e neppure stretcing.
Si scrive vaselina, con una sola L. Il vocabolo deriva dell’inglese vaseline, nome con cui l’americano Robert A. Chesebrough, nel 1872, brevettò tale lubrificante. È la composizione tra il vocabolo tedesco Wasser (=acqua), e quello greco ἔλαιον (=olio).
Questo vocabolo si scrive con una G, quindi PAGELLA.
La corretta grafia di questo vocabolo è quotazione con la -Q.
La formazione dei diminutivi (con i suffissi –etto, –etta, –etti, –ette) di parole nel cui tema è presente la vocale i (es.: valigia, camicia, freccia, ecc...) è spesso fonte di dubbi.
Nella formazione del diminutivo, la i, puro segno grafico, non è necessaria per conservare il suono palatale alla consonante c.
Per questo motivo si scrive BRACCETTO (così come "valigetta").
La corretta grafia di questo vocabolo è annullamento con due -N e due -L. Dal latino ad nullare (=ridurre a nulla).
La corretta grafia di questo vocabolo è annullare con due -N e due -L. Dal latino ad nullare (=ridurre a nulla).
Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Fasce o Fascie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.
Il plurale di fettuccia è fettucce; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia:
Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Fasce o Fascie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.
Il plurale di squadraccia è squadracce; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia:
Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Fasce o Fascie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.
Il plurale di levataccia è levatacce; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia:
Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Fasce o Fascie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.
Il plurale di cartastraccia è cartestracce; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia:
Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Fasce o Fascie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.
Il plurale di chioccia è chiocce; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: