Agio

Aggio

Approfondimenti

Quante volte avete utilizzato, o avete visto utilizzare, l'espressione "sentirsi a proprio agio", con una -g? Siete sicuri che fosse scritta nel modo giusto? O forse è corretto scrivere "sentirsi a proprio aggio", con due -g? Ebbene, quando vi riferite alla comodità o al benessere si scrive agio, con una sola -g.

Qual è il plurale di agio?

Il suo plurale è agi (e non aggi).

Espressioni e frasi con agio

Ecco alcune frasi, locuzioni ed espressioni di frequente utilizzo nella lingua italiana:

  • L'ideale è trovare il ritmo giusto che ci permetta di sentirsi a proprio agio.
  • I giocatori hanno dichiarato pubblicamente di essere a proprio agio e di lavorare bene con lui.
  • La professoressa sta dimostrando di stare a proprio agio tra gli alunni. 

Aggio è sempre sbagliato?

Naturalmente, aggio, con due g, è sbagliato in questo contesto. In campo economico, invece, è corretto: l'aggio può indicare sia il maggior valore di una moneta nei confronti di un'altra, sia il maggior valore di mercato che può acquistare l'oro in confronto alla moneta.

Considerato che per il dizionario treccani agevole è un probabile derivato di agio, spenderemo alcune parole sul quesito agevolazioni o aggevolazioni? al quale abbiamo dedicato un approfondimento.


Agevolazioni

Aggevolazioni

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Se siete alla ricerca di un aiuto, il più delle volte economico, ma non sapete se scrivere aggevolazioni o agevolazioni, con due o una -g, siamo pronti a rispondere al vostro quesito. Senza troppi giri di parole, la forma corretta e agevolazioni, con una sola -g.

La parola è il plurale di agevolazione, che deriva da agevole (e non agevole), che vuol dire facile, comodo.

Agevolare o Agevolare? Agevolamento o Aggevolamento? Agevolezza o Aggevolezza?

Se ancora il concetto non fosse chiaro abbastanza ve lo ribadiamo ancora una volta: tutte le parole derivate da agevole si scrivono con una sola g: agevolare, agevolamento, agevolezza sono le uniche forme corrette. Lo stesso discorso vale per il plurale: agevoli (e non aggevoli), agevolamenti (e non aggevolamenti) e agevolezze (e non aggevolezze).

Le agevolazioni fiscali cosa sono?

Ritornando al nostro quesito, quando ci si riferisce alle agevolazioni il più delle volte ci si riferisce a quelle fiscali, ovvero tutte quelle misure destinate a diminuire il carico fiscale dei soggetti economici. Queste possono essere esenzioni fiscali, deduzioni fiscali, detrazioni fiscali, riduzioni fiscali e crediti d'imposta.

Considerato che per il dizionario treccani agevole è un probabile derivato di agio, spenderemo alcune parole sul quesito agio o aggio? al quale abbiamo dedicato un approfondimento.


Interpellato

Interperlato

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Vi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di dovere rispondere a qualcuno che ha espresso la propria opinione, senza che gli fosse stata chiesta; ci auguriamo che la vostra risposta sia stata: "chi ti ha interpellato?", con due -L. Interperlato è un errore, per giunta grave. La parola deriva dal verbo interpellare (dal latino interpellare, che è la composizione di inter, che vuol dire tra, e il verbo appellare (da pellere), che vuol dire chiamare), che vuol dire rivolgersi a qualcuno.

Secondo quanto scrive wikipedia, "l'interpello è un'istanza che il contribuente rivolge all'amministrazione finanziaria affinché quest'ultima dia una valutazione preventiva ad un'operazione economica ancora in fieri".

Interpellata o Interperlata? Interpellati o Interperlati? Interpellare o Interperlare? 

Indirettamente, si tratta di domande a cui abbiamo già risposto: in tutti i casi ricordatevi che se volete aver salva la pelle scrivetelo con due elle.

Frasi con interpellare e i suoi derivati

Riporteremo alcune frasi che vi aiuteranno a capire come utilizzare al meglio il vocabolo e i suoi derivati, senza incappare in spiacevoli errori:

  • Fatti gli affari tuoi! Nessuno ti ha interpellato!
  • Il principio di rotazione si riferisce non solo agli affidamenti ma anche agli inviti, orientando le stazioni appaltanti nella fase di consultazione degli operatori economici da interpellare e da invitare per presentare le offerte.
  • È ancora fermo alla graduatoria provvisoria e non ha ancora prodotto alcun interpello.
  • Non è stata mai interpellata per collaborare con la giustizia.
  •  

Contattare

Contatare

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Avete mai provato a cercare la parola contatare su Google? La ricerca vi restituirà oltre 144mila risultati relativi alla grafia sbagliata della parola! Si scrive contattare, con tre -t. Il verbo deriva da contatto (dal latino contactus. Si tratta del participio passato del verbo contingere, che vuol dire "toccarsi vicendevolmente"). 

Non scrivete mai contatare, con due -t, dato che si tratta di un errore molto grave.

Frasi con contattare e i suoi derivati

  • Fossi in te non perderei altro tempo e provvederei a contattare immaediatamente la segreteria.
  • Se avete un'emergenza e avete necessità di reperirmi, contattatemi telefonicamente.
  • Non perdiamoci di vista, teniamoci in contatto.
  • Perché non mi avete contattato? Avrei potuto rendermi utile.
  • Ho bisogno di chiarimenti, contattatela subito.

Sul lastrico

Sull'astrico

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Per molti potrebbe sembrare un quesito banale, eppure capita non di rado vederlo scritto sbagliato. La forma corretta è sul lastrico, separato e senza apostrofo. Si tratta di un modo di dire molto diffuso che vuol dire "essere in miseria", "ridurre in povertà". Il modo di dire si riferisce, molto spesso, a persone che avevano una ricchezza e che l'hanno perduta.

Frasi con sul lastrico

  • A causa di scelte ed investimenti sbagliati si trova sul lastrico;
  • Quel dirigente getterà sul lastrico i lavoratori
  • Una brutta crisi economica lo ha ridotto sul lastrico

Cos'è il lastrico?

Il lastrico è un tipo di pavimentazione stradale a lastre (avete mai sentito parlare di strada lastricata?). Il significato letterale di sul lastrico sarebbe quindi qualcosa del tipo "per strada", "per terra", che figurativamente assume il significato di tracollo finanziario, povertà.

Il lastrico solare (al plurale lastrici solari) è il terrazzo di un condominio, sprovvisto di affaccio. 


Dell’ultim’ora

dell’ultima ora

Dell’ultimora

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Premesso che non esiste alcuna regola in italiano che limiti il numero d’apostrofi, ma che invece si tratta di una questione di gusto del tutto personale, si può scrivere sia dell’ultim’ora che dell’ultima ora, con gli apostrofi  che in entrambi i casi indicano l'elisione.

L'utilizzo della forma dell’ultima ora è notevolmente più diffuso, forse perché, erroneamente, molti credono che scrivere due o più apostrofi in successione sia sbagliato.

La forma dell’ultimora, con ultimora univerbato, è sbagliata.

Quindi, come già abbiamo scritto in occasione di l’altr’anno, se volete rendere il vostro scritto un po' più artistico, avendo cura che la vostra parola non sia agrammaticale, potete sbizzarrirvi con gli apostrofi... cum grano salis.

Cos'è l'elisione?

L'elisione è la caduta di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizia per vocale; il fenomeno è graficamente segnalato per mezzo di un apostrofo.


Azzardo

Azardo

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"Si scrive azardo o azzardo?" potrebbe essere la domanda che molti giocatori incalliti si sono posti almeno una volta nella vita. Per rispondere partiamo dall'etimologia della parola, che deriva dall'arabo az-zahr (ovvero il dado). Proprio come avviene nella parola da cui deriva, azzardo si scrive con due -z.

Non scrivetelo mai con una sola -z, ma soprattutto non fate mai giochi d'azzardo.

Tutte le parole derivate di azzardo (azzardi, azzardoso, azzardato, etc..) si scrivono con due z.

Azzardoso o Azardoso?

La forma corretta è azzardoso.

Azzardato o Azardato?

La forma corretta è azzardato.

Curiosità:

Ritornando all'origine del vocabolo, nel medioevo esisteva un gioco chiamato la Zara, un complicato gioco con i dadi, di cui ne parla addirittura Dante, nel Canto VI del Purgatorio della Divina Commedia:

Quando si parte il gioco de la zara,
colui che perde si riman dolente,
repetendo le volte, e tristo impara;

con l’altro se ne va tutta la gente;
qual va dinanzi, e qual di dietro il prende,
e qual dallato li si reca a mente;

el non s’arresta, e questo e quello intende;
a cui porge la man, più non fa pressa;
e così da la calca si difende.


L’altr’anno

L’altranno

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Premesso che non esiste alcuna regola in italiano che limiti il numero d’apostrofi, ma che invece si tratta di una questione di gusto del tutto personale, la forma univerbata "l’altranno" anche se è molto diffusa è sbagliata; si scrive l’altr’anno, con i due apostrofi che indicano l'elisione.

Quindi, se volete rendere il vostro scritto un po' più artistico, avendo cura che la vostra parola non sia agrammaticale, potete sbizzarrirvi con gli apostrofi... cum grano salis.

Parole come: d’un’altra’annata, tutt’altr’uso, dell’altr’anno, sono corrette

Cos'è l'elisione?

L'elisione è la caduta di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizia per vocale; il fenomeno è graficamente segnalato per mezzo di un apostrofo.


I capitreno

I capotreni

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Vi siete mai chiesti qual è il plurale di capotreno? Riportando alcune parti della Grammatica italiana di Luca Serianni, citate anche dall'Accademia della Crusca, cercheremo di dissipare ogni dubbio sull'argomento.

Nei nomi composti dove capo- indica qualcosa e non qualcuno, come in capotreno ('il capo del treno'), il segnale del plurale si aggiunge al primo membro: quindi si scrive capitreno. Il discorso cambia quando capo- indica qualcuno, come in caporedattore ('il capo dei redattori'), il segnale del plurale di aggiunge al secondo membro: quindi i caporedattori.

Anche se il dizionario Treccani ammette la forma capotreni, ne sconsigliamo l'utilizzo.

Come si dice capotreno al femminile? Nel plurale dei nomi femminili il costituente capo- rimane sempre invariato, quindi il plurale femminile di la capotreno è le capotreno.

Ci sono altre parole che rispondono alla stessa regola, ne ricordiamo alcune: il capogruppo diventa i capigruppo; il capostazione diventa i capistazione.


Miliardo

Migliardo

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Vi è mai capitato di chiedervi "si scrive migliardo o miliardo?", la grafia corretta è miliardo, senza la g tra la i e la l. Non è chiaro perché alcuni commettano l'errore di scriverlo migliardo, probabilmente perché condizionati da un'errata pronuncia o dalla parola migliaio, la cui grafia corretta è con la g.

Il vocabolo, che ha origine dal francese milliard, viene utilizzato nel sistema di numerazione decimale per indicare mille milioniNumericamente si scrive con nove zeri (1.000.000.000).

Miliardi o Migliardi? Tutte le parole derivate da miliardo si scrivono senza la g: miliardario e non migliardario; miliardi e non migliardi; miliardaria e non migliardaria; miliardari e non migliardari.

Piccola curiosità: Migliardi è un cognome molto diffuso in Piemonte e Liguria.


Bancarella

Bancherella

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Probabilmente è il quesito più in voga tra i commercianti e gli ambulanti: "si scrive bancarella o bancherella?". Molti dizionari, tra cui il Treccani, accettano entrambe le forme, anche se bancherella viene indicata come meno comune; dunque è più corretto scrivere bancarella.

La parola bancarella deriva da banca, che anticamente veniva utilizzata per riferirsi a una panca o un banco.


Ascensore

Ascenzore

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Vi state chiedendo se si scrive ascenzore o ascensore? Non lasciatevi influenzare dall'errata pronuncia: si scrive ascensore, con la s. La parola deriva dal verbo ascendere (dal latino ascendĕre, composto dal prefisso ad, che significa "verso" e  scandĕre che significa "salire"). 

Lo stesso ragionamento vale per il quesito "ascensione o ascenzione?", si scrive ascensione con la lettera s.

Per i cattolici, l'Ascensione del Signore in cielo (ovvero la sua salita al cielo, quaranta giorni dopo la sua risurrezione) ricorre ogni anno, il giovedì dopo la quinta domenica dopo Pasqua.


Attaccapanni

Attaccapanno

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Se vi state chiedendo se attaccapanno sia il singolare di attaccapanni la risposta è "no". Si scrive attaccapanni sia al singolare che al plurale. La parola è la composizione del verbo "attaccare" e del sostantivo "panno". 

Ecco alcune frasi che vi aiuteranno a comprendere più facilmente il corretto utilizzo del vocabolo:

  • Sono stufa del tuo disordine, quante volte ti ho detto di utilizzare l'attaccapanni?
  • I nostri spogliatoi sono dotati di ogni comfort, per appendere i vostri abiti potrete utilizzare gli appositi attaccapanni.

Crescere

Cresciere

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Se almeno una volta vi siete chiesti: "si scrive cresciere o crescere?", dovete sapere che esiste un solo modo per scrivere correttamente questa parola ed è crescere, senza la -i.

Alcuni vocaboli, come arciere o pasticciere, potrebbero generare confusione e indurre a scrivere cresciere, che invece è un errore.

Per fugare ogni dubbio, riportiamo la coniugazione di alcuni modi e tempi del verbo crescere:

Indicativo presente

io cresco
tu cresci
lui/lei cresce
noi cresciamo
voi crescete
loro crescono

Indicativo imperfetto

io crescevo
tu crescevi
lui/lei cresceva
noi crescevamo
voi crescevate
loro crescevano

Indicativo passato remoto

io crebbi
tu crescesti
lui/lei crebbe
noi crescemmo
voi cresceste
loro crebbero

Indicativo futuro semplice

io crescerò
tu crescerai
lui/lei crescerà
noi cresceremo
voi crescerete
loro cresceranno

Congiuntivo imperfetto

io crescessi
tu crescessi
lui/lei crescesse
noi crescessimo
voi cresceste
loro crescessero

Condizionale presente

io crescerei
tu cresceresti
lui/lei crescerebbe
noi cresceremmo
voi crescereste
loro crescerebbero


Farmacie

Farmace

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"Qual è il plurale di farmacia?", se lo chiedono in tanti ogni giorno. Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege?; Provincie o Province?) è una delle questioni che genera incertezze e errori tra gli italiani; per tale motivo vi forniamo una regola che non vi farà più sbagliare:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie;
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque erbacce, pronunce, gocce, bolge, frange...

Il plurale di farmacia è farmacie. Se almeno una volta nella vita avete pensato di scrivere farmace non fatelo mai più, dato che si tratta di un errore gravissimo.

 


Inquisito

Incuisito

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Se vi state chiedendo: "si scrive incuisito o inquisito?", potrebbe essere un dubbio più che lecito se si tratta della lingua parlata: vi bastera provare ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU, vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Se, invece, si tratta di scrivere il vocabolo nella maniera corretta non dovete farvi condizionare dalla pronuncia: si scrive inquisito, con la q. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "Q" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: aquila, aquilone, quadro, quaderno, squillo, squalo, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che costituiscono un'eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo...;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), i verbi acquistare e acquisire, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi nascere, tacere, piacere, giacere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Qual è il significato di inquisito?​ Cosa vuol dire? Inquisito può assumere più di un significato: in caso di aggettivo si ci riferisce a qualcosa o qualcuno sottoposto a indagine; in caso di sostantivo si tratta della persona sottoposta a un'indagine.

Qual è Plurale di inquisito? Per il plurale vale la stessa regola, dunque scriveremo inquisiti (o inquisite).

Se avete letto o studiato un po' la storia, ricorderete sicuramente l'Inquisizione, il tribunale ecclesiastico istituito dalla Santa Sede nel 1184, con lo scopo di ricercare e giudicare gli “eretici”.


Accappatoio

Accapatoio

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Si scrive accapatoio o accappatoio, acappatoio? Incredibile ma vero, cercando su google troveremo la grafia sbagliata della parola per quasi 500.000 volte. La forma corretta è accappatoio, con due C e due P; l'errore più frequente è accapatoio, con una P, ma a volte capita di vedere scritto anche acappatoio, con una C; entrambe le forme sono sbagliate.

Cosa vuol dire accappatoio, qual è il suo significato? Accappatoio vuol dire: vestaglia di tessuto che s'indossa dopo un bagno o una doccia. Il tessuto può essere di spugna o altri materiali.

Qual è l'origine della parola? L'etimologia della parola è accappare, che significa chiudere nella cappa. Se cerchiamo nel dizionario troveremo che la cappa era un ampio mantello con cappuccio e senza maniche, che serviva a coprire interamente una persona.


Ruscello

Rusciello

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Molti escursionisti si saranno chiesti almeno una volta si scrive "rusciello o ruscello? Con o senza la vocale i?"; la grafia dei vocaboli che contengono la sillaba sce causa molti dubbi e, in alcuni dei casi, gravi errori di ortografia. Le parole con la sillaba sce, si scrivono sempre (o quasi) senza la lettera i e questo è uno di quei casi in cui si applica questa regola; per questo motivo si scrive ruscello senza la i. Rusciello con la vocale i è un errore, quindi non scrivetelo per nessuna ragione.

Cosa significa? Il significato di ruscello sul dizionario è: piccolo corso d'acqua.

Qual è il plurale di ruscello? Ruscelli o ruscielli? Anche per il plurale vale la stessa regola valida per il singolare: si scrive ruscelli e non ruscielli.

Curiosità. Scriveva Alda Merini:

Ruscello vivo è l’amore che corre
nei giardini dei poeti
e genera rose, e genera pioggia e pianto

Ecco alcune frasi con ruscello (e il suo plurale ruscelli) che vi aiuteranno a comprenderne il corretto utilizzo:

  • Un veicolo agricolo è rotolato lungo un ripido pendio per circa 100 metri finendo in un ruscello.
  • Centinaia di trote sono morte in un ruscello. Stando ai primi rilievi, all'origine della moria ci sarebbe una sostanza inquinante.
  • L’attività mineraria distruggerà la natura. Devasterà i ruscelli e i fiumi, ucciderà i pesci e l’ambiente.

Alcune parole rispettano la regola appena esposta:

  1. il sostantivo conoscenza e le parole derivate (conoscente…);
  2. il verbo scegliere e le parole derivate (scelta…);

Altre invece costituiscono un'eccezione:

  1. il sostantivo coscienza e le parole derivate (cosciente/incosciente, coscientemente…);
  2. il sostantivo scienza e le parole derivate (scienziato, fantascienza, onniscienza, scientifico…).

Selvagge

Selvaggie

Approfondimenti

Eccoci di nuovo a trattare uno dei dubbi più frequenti quando si scrive: il plurale delle parole che finiscono in -cia e -gia, in questo caso "selvaggie o selvagge"? Come abbiamo già scritto per Ciliegie o ciliege?, Spiaggie o spiagge?, Valigie o valige?, per capire se al plurale bisogna mettere, o meno, la i è importante ricordarsi la seguente regola:

  • le parole dove le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: avremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie;
  • le parole dove -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: avremo dunque spiagge, province, pronunce, gocce, bolge, frange.

Il plurale di selvaggia è selvagge, senza la i tra la g e la e. Non commettete l'errore di scrivere selvaggie e ricordate che il plurale di tutte le parole in cui, come in selvaggia, -gia è preceuto da una consonante si scrive senza la i.

Rientrano in questo secondo gruppo anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce, striscia-strisce.


Chef

Scef

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Se volete diventare dei bravi cuochi ma non sapete se si scrive scef o chef, siete nel posto giusto. Come già accade per Chaise-Longue, Abat-Jour e tanti altri vocaboli, si tratta di un forestierismo proveniente dalla lingua francese. Si scrive Chef e non scef. Il termine è inserito sul dizionario della lingua italiana. Il significato di Chef è, a seconda dei contesti in cui viene utilizzato, capocuoco o cuoco raffinato.

Vi forniamo un piccolo suggerimento per non dimenticare la corretta grafia della parola: se mai dovesse assalirvi il dubbio, per non sbagliare vi basterà pensare al suffisso di MasterChef, il noto programma televisivo dedicato ai cuochi dilettanti.

Maschile o Femminile? Come si scrive al plurale? Come già avviene per gran parte delle parole italiane adottatte da una lingua straniera, si tratta di un sostantivo maschile singolare indeclinabile e per tale motivo va scritto sempre allo stesso modo: la (o le) chef; scriverlo al plurale con la s finale, chefs, è un errore

Tra i tanti forestierismi della lingua italiana ce ne sono alcuni di cui abbiamo già parlato: Selfie o selfy, Toast o tost, Outlet o autlet, Abat Jour o abajour, Parquet o palquet