Scatola

Scatolo

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La forma corretta è solo "scatola". Il maschile scatolo è una variante regionale da evitare assolutamente.


Bisce

Biscie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Provincie o Province? Bisce o Biscie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di biscia è BISCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia, -scia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie;
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque erbacce, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano nel secondo gruppo anche le parole che al singolare terminano in -scia; al plurale termineranno sempre in -sce: biscia-bisce, coscia-cosce...


Contraccambiare

Contracambiare

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Contra- è un prefisso che causa il raddoppiamento fonosintattico della consonante iniziale della parola successiva (altri es.: i verbi CONTRAVVENIRE e CONTRAPPORRE, l'aggettivo CONTRAPPOSTO). Per questo motivo si deve scrivere CONTRACCAMBIARE..

Altri prefissi che richiedono il raddoppiamento fonosintattico sono fra- e sopra- (frapporre, sopravvenire, sopraggiungere...).


Piacque

Piaque

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Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "Q" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: quadro, quaderno, squillo, squalo, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che fanno eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo...;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), il verbo acquistare, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi nascere, tacere, piacere, giacere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Dunque, ricapitolando, "piacque" rientra nella regola n. 4 e si scrive con CQU.


Ottocentottanta

Ottocentoottanta

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In determinate occasioni ci capita di dover scrivere i numeri in lettere, ad esempio quando compiliamo un assegno. Non è una cosa molto complicata, ma alcuni numeri possono far sorgere in noi qualche dubbio.

Le perplessità nascono soprattutto nella scrittura dei numeri composti con 1 e 8. Tutti i numeri come venti, trenta, quaranta, cinquanta, ecc... elidono la vocale finale (la "i" per 20, la "a" per tutti gli altri) fondendola con la vocale iniziale del numero successivo; scriveremo quindi ventuno, ventotto, trentuno, trentotto, quarantuno, quarantotto, cinquantuno, cinquantotto, sessantuno, sessantotto, ecc...

Il numero cento, nella formazione dei numeri composti con uno e con otto, non si comporta così; il numero 100 e tutte le centinaia (duecento, trecento, quattrocento, ecc...), infatti, non elidono la vocale finale. Dunque non scriveremo centuno, centotto, trecentuno, trecentotto, novecentuno, novecentotto, ma centouno, centootto, trecentouno, trecentootto, quattrocentouno, quattrocentootto, ecc...

I numeri composti dalle centinaia e dalla decina "ottanta" (180, 280, 380...) invece tornano ad elidere la vocale finale; scriveremo quindi centottanta, duecentottanta, trecentottanta, ottocentottanta, ecc..., non centoottanta, duecentoottanta, trecentoottanta, ottocentoottanta...

Il numero mille non elide in nessun numero composto la vocale finale; scriveremo quindi milleuno, milledue, milletré, milleotto, milleottanta, ecc...


Contraddire

Contradire

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La forma corretta è sempre e solo CONTRADDIRE, con 2 D.

Contra è un prefisso che causa il raddoppiamento fonosintattico (altri es.: i verbi CONTRAVVENIRE e CONTRAPPORRE, l'aggettivo CONTRAPPOSTO).

Altri prefissi che richiedono il raddoppiamento fonosintattico sono fra e sopra (frapporre, sopravvenire, sopraggiungere).


Conoscente

Conosciente

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La sillaba SCE si scrive sempre (o quasi) senza I; scriveremo quindi CONOSCENTE, così come CONOSCENZA, da cui l'aggettivo CONOSCENTE deriva.

Alcune parole costituiscono un'eccezione alla regola appena esposta:

  1. la parola SCIE (plurale del sostantivo SCIA);
  2. la parola USCIERE;
  3. il sostantivo COSCIENZA e le parole derivate (cosciente/incosciente, coscientemente…);
  4. il sostantivo SCIENZA e le parole derivate (scienziato, fantascienza, onniscienza, onnisciente…).

Ingegnoso

Ingegnioso

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L'aggettivo deriva da INGEGNO e si scrive senza I; scriveremo dunque INGEGNOSO, non ingegnioso.


Intravedere

Intravvedere

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La forma corretta è sempre e solo INTRAVEDERE, con una sola V.

Intra è un prefisso che non causa il raddoppiamento fonosintattico (es.: intraprendere).

Alcuni prefissi che richiedono il raddoppiamento fonosintattico sono fra, contra, sopra (frapporre, contravvenire, contraddire, sopravvenire, sopraggiungere).


Lasceremo

Lascieremo

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I verbi con l’infinito in -ciare, -giare e -sciare (baciare, mangiare, lasciare) davanti alla E e alla I perdono la «i» della radice.

Si scrive quindi "lasceremo" e non "lascieremo", così come "lascerete, lascerò" (non "lascierete, lascierò").