Aeroporto

Aereoporto

Areoporto

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La forma corretta è solo AEROPORTO (così come AEROPLANO).

Perchè si scrive AEROPORTO, senza la E tra la R e la O, ma si scrive AEREO?

Tutto nasce da AEROPLANO, che è una parola di origine francese formata con il prefisso "-aero" (aria), da cui poi sono derivate tutte le parole: aeronautica, aerosol, aerostato, aeroporto.

La variante AEREOPORTO, causata dall'interferenza con la parola "aereo", è SCORRETTA, così come la forma AREOPORTO!

La parola "aereo" non è, come molti potranno pensare, la forma abbreviata della parola "aeroplano", ma la forma sostantiva dell'aggettivo aèreo (latino aèreus).


Deficiente

Deficente

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Se vi state chiedendo come si scrive deficente o deficiente, la risposta è DEFICIENTE, con la i. L'aggettivo, infatti, deriva dalla forma originaria latina deficiens (participio presente del verbo DEFICIO), che ha una I tra la consonante C e la vocale E.

La stessa regola è valida ed è applicabile per il sostantivo deficienza (e non deficenza) o per deficienti (e non deficenti).

Il verbo latino DEFICIO, tra i vari significati che può assumere, ha pure quello di "mancare". Il deficiente, quindi, è colui che manca di qualcosa. Il vocabolo viene, molto spesso, utilizzato per insultare qualcuno, eppure è molto utilizzato anche in ambito medico.

Il termine "deficit", utilizzato soprattutto in ambito economico e medico, è la terza persona singolare del presente indicativo del verbo latino DEFICIO.


Ci impegniamo

Ci impegnamo

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Si scrive "ci impegniamo", con la i.

Anche se apparentemente contraddice la regola secondo cui il gruppo consonantico gn non vuole la i, la i è obbligatoria, in quanto parte integrante della desinenza.

La desinenza della prima persona plurale dell'indicativo presente, infatti, è -iamo (noi dormiamo, noi mangiamo, noi lavoriamo, noi giochiamo ecc...).

La "i" in questione appartiene alla desinenza verbale e non può essere eliminata. Riportiamo tutta la coniugazione dell'indicativo presente del verbo "impegnarsi":

io mi impegno, tu ti impegni, egli si impegna, noi ci impegniamo, voi vi impegnate, essi si impegnano.

La stessa regola è valida per la prima e la seconda persona plurale del congiuntivo presente:

che io mi impegni, che tu ti impegni, che egli si impegni, che noi ci impegniamo, che voi vi impegniate, che essi si impegnino.

Dunque, ricordatevi che i verbi in -gnare, in -gnere, in -gnire vogliono la "i" se questa fa parte della desinenza.


Ognuno

Ogniuno

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Ogniuno in italiano non esiste. Si scrive ognuno, senza  i.

A proposito di ognuno, riportiamo una simpatica storiella in cui "Ognuno" è protagonista insieme a Qualcuno, Ciascuno e Nessuno:

 "Questa è la storia di 4 persone, chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno. C'era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno poteva farlo, ma Nessuno lo fece, Qualcuno si arrabbiò perché era il lavoro di Ognuno. Ognuno pensò che Ciascuno potesse farlo, ma Nessuno capì che Ognuno l'avrebbe fatto. Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare".


Purtroppo

Pultroppo

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Si scrive PURTROPPO. Pultroppo in italiano non esiste, contrariamente alla convinzione di molte persone.

Purtroppo è un avverbio di modo, il cui significato è " sfortunatamente, malauguratamente".

 


Gratis

A gratis

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Quando diciamo gratis noi parliamo latino. Gratis, infatti, è la forma contratta del latino gratiis, che, a sua volta, è l'ablativo plurale di GRATIA, AE = grazia, favore, benevolenza. Gratiis, dunque, vuol dire "per i favori, grazie alle benevolenze".

Talvolta usiamo l’avverbio gratis con valore di aggettivo: “la festa è gratis”, cioè gratuita.

"A gratis" è uno strafalcione che pertiene perlopiù a un registro popolare, un erroraccio, forse nato per il parallelismo con l’espressione opposta "a pagamento".

L'intera locuzione latina è Gratis et amore Dei, che, tradotta letteralmente, significa "per grazia e per amore di Dio", cioè senza ottenere un compenso, senza guadagnarci.


Proprio

Propio

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L'idea di proporre tale quesito è nata dopo aver personalmente visto scrivere "propio", in più di un'occasione.

Qualsiasi dizionario di italiano considera "propio" una forma errata. Allora perchè è più diffusa di quanto si possa immaginare?

Il Grande Dizionario Italiano di Aldo Gabrielli, edito da HOEPLI, rinvia la forma "propio" a "proprio"; ciò significa che la forma corretta è la seconda e non la prima. 

"Propio" è una parola tipica dei dialettismi e dell'italiano cosiddetto "popolare", tipico di coloro che, non conoscendo bene la lingua e utilizzando soprattutto il dialetto, commettono errori di vario genere.

Piccola curiosità: anticamente la forma "propio" era comune anche nella lingua scritta:

 "s’io vedessi la propia persona" (G. Boccaccio, Decameron).

Anticamente però! Oggi non è corretta!


Se no

Sennò

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Si possono scrivere e sono corrette entrambe le forme. Sennò è la grafia univerbata di se no, registrata da tutti i vocabolari. La congiunzione "se" è un monosillabo cogeminante (che causa, cioè, il raddoppiamento fonosintattico della consonante successiva).

Dunque, utilizzate la forma che più preferite!

Un'ultima precisazione: l'importante è che non scriviate senò, forma errata in quanto non rispetta le leggi fonetiche della lingua italiana.


Meno male

Menomale

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Altra questione non così semplice come potrebbe sembrare a prima vista!

L'interiezione "meno male" si scrive tutta attaccata o staccata? La risposta a questa domanda non è univoca!

La locuzione più corretta è quella staccata, cioè meno male; tuttavia viene considerata non errata anche quella attaccata, menomale; quest'ultima, però, è più arcaica e usata raramente. 

Il Grande Dizionario della Lingua Italiana, edito da HOEPLI e scritto da Aldo Gabrielli, per esempio, alla voce "meno male" riporta entrambe le forme:

"menomale [me-no-mà-le] o meno male interiez. raro Per fortuna, fortunatamente (esprime soddisfazione o sollievo): m. che ce l'hai fatta!"

Conclusione: sebbene entrambe le forme siano corrette, quella staccata "meno male" è senza dubbio la più diffusa, nonché quella da noi privilegiata.


Di fronte

Difronte

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I dubbi relativi alla corretta grafia di congiunzioni, avverbi, locuzioni avverbiali e preposizionali sono frequenti tra gli utenti del web (e non solo). A chi non è mai capitato di pensare "Questa parola si scrive attaccata o separata?".

Di fronte si scrive in entrambi i modi (di fronte o difronte), sebbene la forma unita difronte, come segnala anche l'Accademia della Crusca, sia meno comune.

Noi preferiamo la forma separata di fronte.

A voi la scelta!


Insieme con

Insieme a

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 Abbiamo già trattato dell'uso di insieme/assieme (http://comesiscrive.it/dubbi/insieme-o-assieme/). Adesso la questione che poniamo è un'altra: insieme a e insieme con possono essere usate indistintamente? 

La risposta è affermativa: si possono scrivere e usare entrambe le forme. Insieme con è la forma più antica e, teoricamente, anche la più corretta. L'alternativa insieme a si è poi imposta con l'uso, forse per la sua maggiore scorrevolezza.  In effetti, pronunciare "insieme con noi" non è proprio il massimo musicalmente, mentre "insieme a noi" ha un suono di gran lunga più fluido!

Non scrivete né dite "assieme con".


Glielo

Glie lo

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Il pronome personale gli può fondersi in un’unica parola con i pronomi lo, la, li, le, ne, da cui è seguìto, variando la forma in glie. Si avranno quindi:

  1. gli (--> glie) + lo = glielo
  2. gli (--> glie) + la = gliela
  3. gli (--> glie) + li  = glieli
  4. gli (--> glie) + le = gliele
  5. gli (--> glie) + ne = gliene

Tuttavia i pronomi mi, ti, si, ci, vi, seguíti da lo, la, li, ne, trasformandosi in me, te, se, ce, ve, formano i pronomi composti me lo, me la, me li, me ne, te ne, te lo, te la, te li, te ne, se lo, se la, se li, se ne, ce lo, ce la, ce li, ce ne, ve lo, ve la, ve le, ve ne i quali si scrivono con i due termini distinti.

Preso atto di ciò, il pronome gli, al pari dei suoi simili, si può anche scrivere con due termini distinti:

glie lo, glie la, glie li, glie le, glie ne.

Questo naturalmente non è possibile quando questi pronomi composti costituiscono il suffisso di una forma verbale; in tali casi andranno necessariamente scritti con una parola sola (es.: farglielo, mandarglielo...).

I vocabolari italiani oggi riportano la forma contratta, benché la forma staccata "glie lo" sia la forma originaria con cui si scriveva questo pronome. Noi, personalmente, preferiamo la forma contratta glielo/gliela ecc...

Attenzione a non confondere il pronome glielo con "gliel'ho"!!! (errore di gran lunga comune)

Es.: Se hai trovato il libro, glielo puoi portare? GLIELO---> composto da glie = a lui (pronome personale con la funzione di complemento di termine) + lo = il libro (pronome personale con la funzione di complemento oggetto), quindi la "LO" di "GLIELO" (perdonate il gioco di parole) in questo caso è un pronome.

Es.: Gliel'ho già fatto notare! (= ho già fatto notare questo a lui)

In questa frase gliel'ho equivale a gli (glie) + lo + ho. Lo + ho, se pronunciati consecutivamente, non suonano molto bene; per tale motivo glielo perde la sua ‘o’ finale e segnala questa "caduta" con l'apostrofo, mentre il verbo avere rimane inalterato nella forma di ‘ho’. La forma gliel'ho, dunque, si usa quando il verbo avere segue il pronome.


Acchito

Acchitto

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Anche se molti pronunciano "acchitto", si scrive e si dice solo ACCHITO, con una T.

Il termine acchito è relativo al gioco del biliardo e indica la mossa iniziale con la quale un giocatore manda la propria palla in un punto sfavorevole per l'avversario; indica, inoltre, la posizione della palla all'inizio del gioco.

Ma questo termine è a noi noto grazie alle più frequenti locuzioni "di primo acchito, a primo acchito", entrate nell'uso comune.


In effetti

Ineffetti

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La locuzione avverbiale in effetti si scrive solo ed esclusivamente staccata!


Insieme

Assieme

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Entrambe le forme possono essere utilizzate. Le due parole sono diverse per etimologia, ma non per significato e funzione.

Possono rivestire la funzione di avverbio (es.: Faremo questo progetto insieme (o assieme)) e di preposizione impropria (es.: Vado alla festa insieme (o assieme) ai miei amici).

Insieme è più antico di assieme; il primo, infatti, è attestato dal XIII secolo, mentre assieme risale alla metà del XV secolo.

Per quanto riguarda l'etimologia,  insieme deriva dal latino classico INSIMUL, composto dal rafforzativo IN e SIMUL (= insieme). Assieme è nato da insieme e ne deriva per scambio di prefisso (ad- con assimilazione della dentale).

Conclusione: ciascuno scriva e/o usi la forma che più gli piace!


Applaudono

Applaudiscono

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Si scrive applaude o applaudisce? Applaudono o applaudiscono? Sebbene molte persone ritengano che siano corrette solo le forme applaude/applaudono, la verità è un'altra: anche la forma in -isc può essere utilizzata, benché sia in disuso.

Il vocabolario Treccani alla voce applaudire scrive: [dal lat. APPLAUDERE "applaudire"] (io applàudo o applaudisco, tu applàudi o applaudisci, ecc.; le forme in -isc- sono oggi disuso).

Poiché la forma in -isc è caduta in disuso, chi non la usa non sbaglia affatto! Anzi, noi consigliamo di non utilizzarla e di privilegiare le forme applaude/applaudono!


Farlo apposta

Farlo a posta

Approfondimenti

Secondo il sito ufficiale dell'Accademia della Crusca sono corrette entrambe le varianti, sia "farlo apposta" che "farlo a posta", sebbene la prima, quella univerbata, sia di gran lunga più diffusa.

"Farlo apposta" è figlio di "farlo a posta"; infatti è nato successivamente dall'unione della preposizione semplice "a" con la parola "posta" (fenomeno del raddoppiamento fonosintattico, su cui ci siamo già soffermati a http://comesiscrive.it/dubbi/a-volte-o-avvolte/).

Si può scegliere la forma univerbata o quella separata a seconda del proprio gusto e del proprio stile; noi, in questo caso, preferiamo la forma univerbata.


A volte

Avvolte

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Dal punto di vista grammaticale sono corrette entrambe le forme: avvolte è il participio passato femminile plurale del verbo avvolgere.

Es.: Io e la mamma eravamo avvolte nelle lenzuola.

A volte, invece, indica una condizione temporale di frequenza e significa "qualche volta, ogni tanto".

Le due forme sono diverse per significato e non possono essere usate indistintamente!

Con il presente quesito facciamo riferimento alla locuzione temporale "A volte". Accade sempre più frequentemente di veder scritto nei social network "Avvolte il mio ragazzo...". I refusi possono capitare a tutti, soprattutto scrivendo al pc, ma qui siamo dinanzi a una vera e propria carenza grammaticale di base.

Non fatevi ingannare dal fenomeno, caratteristico soprattutto del toscano e dei dialetti centro-meridionali, del RADDOPPIAMENTO FONOSINTATTICO (in questo caso la preposizione semplice "a" provoca il raddoppiamento della consonante iniziale della parola successiva "volte"). Se nella lingua parlata tendete a raddoppiare la consonante, non vuol dire che sia corretto farlo anche nella lingua scritta!

La stessa problematica è stata già riscontrata nel quesito "A posto o Apposto?"  http://comesiscrive.it/dubbi/a-posto-o-apposto/


Legittimo

Leggittimo

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Il quesito ha origine dalla lettura del seguente testo:

"Carissimi, in una relazione tecnica per divisione giudiziaria, redatta da un tacnico LAUREATO, che ho sottomano, e' riportato per 8 volte il termine LEGGITTIMO e per 6 volte il termine LEGITTIMO. Mi viene il dubbio: non sapendo sicuramente come si scrive il termine, il "furbacchione" lo ha riportato quasi equamente nei due modi; il fatto che mi ha contagiato e non so pure io come si scrive. La mia nipote di 14 anni mi dice con una g, quindi LEGITTIMO. E' legittimo o leggittimo? Grazie tante." (fonte: http://www.geolive.org/forum/pregeo-e-docfa/prodotti-commerciali/leggittimo-o-legittimo--20613/)

Mi domando (e a questa domanda non trovo risposte) come sia possibile che persone laureate scrivano "leggittimo", (per la serie... io speriamo che me la cavo). Si scrive solo ed esclusivamente LEGITTIMO. Il vocabolo deriva dall'aggettivo latino "legitimus, legitima, legitimum", a sua volta derivante da lex, legis; legittimo, infatti, vuol dire "conforme alla legge, a regole e norme".

Può sembrare strano che legge si scriva con 2 g e legittimo con una sola. Il sostantivo legge ha acquisito una g nel passaggio dal latino all'italiano; legittimo, invece, ha mantenuto una g, ma ha raddoppiato la t: legitimus---> legittimo.

Non si può negare: la lingua italiana è piena di trabocchetti, motivo per cui deve essere insegnata e studiata con grande attenzione!!


Intelligente

Inteligente

Intelliggente

Approfondimenti

Non si scrive né inteligente, né intelliggente: sono entrambi sbagliati!

Si scrive INTELLIGENTE, con due L e una G. La stessa regola è valida per "intelligenza".

Intelligenza e Intelligente derivano dal verbo latino INTELLIGERE (che - prestate attenzione - si scriveva pure con due L e una G): eccovi svelato perché "intelligente" si scrive così!