Cigliato

Ciliato

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"Cigliato" e "ciliato" costituiscono un esempio di allotropia puramente morfologica (= due varianti che mantengono lo stesso significato e si differenziano solo per la forma).

La forma più diffusa nella lingua italiana è "cigliato" (deriva dall'italiano "ciglio").

"Ciliato" è una variante di "cigliato", usata soprattutto nel linguaggio scientifico, e deriva dal latino cilium.


Andare al mare

Andare a mare

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Se siete nati al sud, avrete sentito dire almeno una volta nella vita "andiamo a mare", ma non tutti sanno che tale locuzione è errata. La domanda è, dunque, "si scrive a mare o al mare?" La locuzione corretta è "al mare", in cui la parola mare viene preceduta dalla preposizione articolata al.

Perché si scrive così? 

In questo caso non esiste una regola specifica in grado di spiegarci per quale motivo la forma articolata sia quella corretta; l'uso di una forma, piuttosto che un'altra è legato principalmente a delle abitudini consolidatesi nel tempo; per quel che riguarda il nostro quesito, l'Enciclopedia Treccani sostiene che la fraseologia ci suggerisce che la forma articolata "al mare" sia quella vigente e che la forma errata "a mare" sia tipica dell'Italiano Regionale.

Casi simili ed eccezioni

Tra i casi simili a quello appena citato troviamo le locuzioni: "al lavoro", "al lago"; tra i casi in cui si utilizza, invece, la preposizione semplice a, ritroviamo: "a teatro", "a casa", "a scuola".

Frasi con "al mare"

  • Cosa fai più tardi? Ci vediamo al mare per fare un bagno insieme? 
  • Andiamo al mare? In città fa troppo caldo.

 


Rinnovo

Rinnovamento

Rinnovazione

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I vocaboli sono tutti corretti, ma assumono significati con sfumature differenti. Il dizionario Sabatini Coletti spiega nel seguente modo i primi due termini:

  • RINNOVO: 1) sostituzione di qualcuno o qualcosa (rinnovo delle cariche); 2) proroga della validità di qualcosa (rinnovo della patente);
  • RINNOVAMENTO: 1) sostituzione o ammodernamento di ciò che è vecchio; 2) figurativo: cambiamento con il quale si affermano idee, valori, istituti nuovi; 3) figurativo: trasformazione interiore, spirituale.

Il termine "rinnovazione" indica l'azione del rinnovare o del rinnovarsi e, nella Santa Messa, il rito con il quale i fedeli rinnovano le promesse battesimali.

 


Tranvia

Tramvia

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Sono corrette entrambe le forme, ma la più diffusa è "TRANVIA".

Il vocabolo deriva dall’inglese tramway [composto da tram (=tram) e way (=via)].


Spiccare il volo

Spiccare in volo

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Spiccare è un verbo che può essere utilizzato in alcune locuzioni con significati specifici. Una di queste è "spiccare il volo".


Piacciamo

Piaciamo

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La forma della prima persona plurale dell'indicativo presente del verbo "piacere" è piuttosto controversa e spesso causa di dubbi. La forma corretta è quella con 2 C "piacciamo". Anche l'Accademia della Crusca, lo Zingarelli e il Sabatini Coletti ammettono solo questa forma.


Palleggiare

Pallegiare

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Si scrive "PALLEGGIARE", con 2 L e 2 G. Il verbo deriva dal vocabolo "palla".


Rincuorare

Rinquorare

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Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli con questi suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "Q" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: quadro, quaderno, Quaresima, quesito, colloquio...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che fanno eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': proficuo, cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo, evacuare;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), il verbo acquistare, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi piacere, tacere, giacere, nascere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Dunque, ricapitolando, RINCUORARE deriva dal vocaolo "cuore" che, a sua  volta, rientra tra le eccezioni alla regola n. 2; rientra inoltre tra le eccezioni alla regola n. 3 e, per tale motivo, si scrive con CU.


Roba

Robba

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L'unica forma corretta è "ROBA", con una sola B.

Il vocabolo ha origini germaniche: deriva da ROUB, RAUP, termine con cui inizialmente si indicava il "bottino".

L'errore "robba" è spesso causato dall'influenza dei dialetti che prevedono l'utilizzo della bilabiale doppia. 


Affiliazione

Affigliazione

Afiliazione

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La forma corretta è "affiliazione". Il vocabolo deriva dal latino tardo affiliatio -onis («figlio adottivo»), a sua volta derivante dal latino filius.

I vocabolari indicano "affigliazione" come variante rara e meno comune.


Mignolo

Migniolo

Miniolo

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L'unica forma corretta è "MIGNOLO". Le parole per cui si ha il dubbio: "termina in -gna o in -gnia?", "termina in -gne o in -gnie?", "termina in -gno o in -gnio?" non vanno mai scritte con la i, purché quest'ultima non sia accentata. La forma "miniolo" non esiste.

Il "mignolo" è il quinto dito della mano.


Qual era

Qual'era

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È un errore diffuso, anche tra le persone laureate. Fissatevelo bene in mente: qual'era è sbagliato!

Perché? Dobbiamo prima di tutto sapere che quale non si apostrofa mai, ma si tronca. Qual è è un troncamento (o apocope) vocalica e non un'elisione. Allo stesso modo si comportano anche buon (es. buon uomo e non buon'uomo), pover, signor, mar, tal.  A prima vista la questione può sembrare complicata.

Proviamo a svelarvi un modo per capire quando è opportuno o meno utilizzare l'apostrofo. È in realtà meno difficile di quanto crediate: cercate di capire se il termine da apostrofare può stare o meno da solo davanti a un altro termine dello stesso genere; per esempio, nel caso siate indecisi se mettere o non mettere l'apostrofo tra buon e uomo, domandatevi se buon può essere usato autonomamente davanti a un'altra parola dello stesso genere di uomo, dunque maschile. Se la risposta è positiva, si tratta di troncamento e non è necessario l'apostrofo; se la risposta è negativa, si tratta di elisione e l'apostrofo è richiesto. Poiché buon può ricorrere davanti a frutto, chirurgo e tanti altri termini maschili, è chiaro che siamo dinanzi a un caso di troncamento, dunque non si scrive l'apostrofo. 

Nel caso di qual, questo può essere usato, per esempio, anche in altri casi, come "qual buon vento"; si tratta, quindi, di troncamento. Ecco chiarito perché l'unica forma giusta è qual era.


Addirittura

Adderittura

A dirittura

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La forma corretta di quest'avverbio è "ADDIRITTURA".

"Adderittura" è una forma errata, mentre la forma separata "a dirittura" è una forma antica, ma oggi caduta in disuso.


Avambraccio

Avanbraccio

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AVAMBRACCIO si scrive con la M. Una delle regole fondamentali della grammatica italiana prevede che le consonanti labiali “b” e “p” siano sempre precedute dalla lettera “m“.


Tal era

Tal'era

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È un errore diffuso, anche tra le persone laureate. Fissatevelo bene in mente: tal'era è sbagliato!

Perché? Dobbiamo prima di tutto sapere che tale non si apostrofa mai, ma si tronca. Tal è è un troncamento (o apocope) vocalica e non un'elisione. Allo stesso modo si comportano anche buon (es. buon uomo e non buon'uomo), pover, signor, mar, qual. A prima vista la questione può sembrare complicata.

Proviamo a svelarvi un modo per capire quando è opportuno o meno utilizzare l'apostrofo. È in realtà meno difficile di quanto crediate: cercate di capire se il termine da apostrofare può stare o meno da solo davanti a un altro termine dello stesso genere; per esempio, nel caso siate indecisi se mettere o non mettere l'apostrofo tra buon e uomo, domandatevi se buon può essere usato autonomamente davanti a un'altra parola dello stesso genere di uomo, dunque maschile. Se la risposta è positiva, si tratta di troncamento e non è necessario l'apostrofo; se la risposta è negativa, si tratta di elisione e l'apostrofo è richiesto. Poiché buon può ricorrere davanti a frutto, chirurgo e tanti altri termini maschili, è chiaro che siamo dinanzi a un caso di troncamento, dunque non si scrive l'apostrofo. 

Nel caso di tal, questo può essere usato, per esempio, anche in altri casi, come "tal mezzo, tal uomo, tal esempio"; si tratta, quindi, di troncamento. Ecco chiarito perché l'unica forma giusta è tal era.


Usciere

Uscere

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La sillaba SCE si scrive quasi sempre senza la I; la parola "usciere" rientra tra le eccezioni alla regola, così come scie, scienza, coscienza (e tutti i derivati). I vocabolari indicano come rara la forma senza "i". Noi, personalmente, vi consigliamo di utilizzare la forma con la i.


Dimissione

Dismissione

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Esistono entrambi i vocaboli, ma hanno due differenti significati. La "dimissione" è l'atto con cui una persona rinuncia a una carica, a un mandato o a un ufficio. La "dismissione", come riporta il Sabatini-Colletti, è la "rinuncia a una competenza o a una proprietà da parte di un ente pubblico (dismissione di beni demaniali)" e, nel settore delle aziende a partecipazione statale, indica la "cessione, vendita a privati di proprietà pubbliche".


Inquilino

Incuilino

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Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "Q" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: aquila, aquilone, quadro, quaderno, squillo, squalo, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che costituiscono un'eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo...;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), i verbi acquistare e acquisire, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi nascere, tacere, piacere, giacere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Dunque, ricapitolando, inquilino rientra nella regola n. 1 e si scrive con QU.


C'è

Ce

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"C'è" è la terza persona singolare del verbo "esserci" [es.: c'è poco da fare, non c'è nulla di cui preoccuparsi].

"Ce" è la forma assunta dal pronome "ci" quando è seguito da "lo, la, li, le, ne" [es.: non ce n'è più, ce la faremo a superare l'esame?].