È un must
È un mast
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Si scrive È un must. Il termine must è un forestierismo e deriva dalla lingua inglese. Quando scriviamo "è un must" vogliamo dire che "è un dovere", qualcosa, ovvero, che bisogna assolutamente avere/fare.
Si scrive È un must. Il termine must è un forestierismo e deriva dalla lingua inglese. Quando scriviamo "è un must" vogliamo dire che "è un dovere", qualcosa, ovvero, che bisogna assolutamente avere/fare.
La formazione dei diminutivi (con i suffissi –etto, –etta, –etti, –ette) di parole nel cui tema è presente la vocale i (es.: valigia, camicia, lancia, freccia, ecc...) è spesso fonte di dubbi.
Nella formazione del diminutivo, la i, puro segno grafico, non è necessaria per conservare il suono palatale alla consonante c.
Per tale motivo bisogna scrive LANCETTE, non lanciette (così come "valigetta").
Entrambe le forme sono corrette e sono ugualmente adoperate nell'italiano contemporaneo senza alcun mutamento di significato.
Ciò che le differenzia è la "fedeltà" all'etimo latino da cui derivano. Obbedire, infatti, è più fedele al verbo latino oboedire, mentre ubbidire ha avuto uno sviluppo di tipo popolare.
Si scrive OSSEQUENTE, non ossequiente.
Ossequente deriva dal latino obsequentem, participio presente (caso accusativo) del verbo obsequi = obbedire. Attraverso un processo di assimilazione regressiva, obsequentem è diventato ossequentem e in italiano ossequente.
L’assimilazione regressiva è un fenomeno linguistico per cui, dall’incontro di due consonanti, la prima diventa uguale alla seconda. Nel caso di “obsequentem” la consonante “b” è stata assimilata dalla successiva “s”.
Il sostantivo OSSEQUIO, invece, si scrive con la i deriva dal latino obsequium.
Anche se i dizionari indicano "sfuocato" come forma meno comune, mettetevi al sicuro e scrivete SFOCATO, che è senza dubbio la più diffusa.
Sfocato è il participio passato del verbo sfocare ed è usato soprattutto come aggettivo.
Es.: Quella foto è sfocata.
L'aggettivo in questione si scrive con una sola Z. Non fatevi ingannare dal verbo SCHIZZARE e dal sostantivo SCHIZZO: non hanno niente a che fare con lo schizofrenico e la schizofrenia e hanno etimologie completamente diverse.
Schizofrenico deriva da schizofrenia, vocabolo derivante dal verbo greco σχίζω (ossia "fendere, scindere, separare") + ϕρήν ϕρενός (che significa "mente"). Il termine letteralmente significa "mente divisa".
La grafia più comune per scrivere quest'avverbio è quella univerbata (INFINE).
La grafia separata non è errata, ma è meno comune.
Il termine Abat-jour è un forestierismo. Il vocabolo, la cui traduzione letterale dal francese all'italiano è smorza-luce, viene utilizzato per indicare la classica lampada da comodino (o paralume).
Abat-jour è un sostantivo maschile invariabile sia in italiano che in francese, motivo per cui è corretto scrivere gli abat-jour (si può scrivere anche le abat-jour), così come un abat-jour (ma anche un'abat-jour).
La forma corretta è solo REDIGERE e deriva dal latino redigere.
La forma redarre non esiste, sebbene sia un errore molto frequente e comune. La sua diffusione probabilmente è dovuta alla forte somiglianza del participio passato del verbo redigere (redatto) ai participi passati di altri verbi, come tratto e attratto, i cui infiniti sono "trarre, attrarre". A causa di quest'analogia, il parlante tende a modellare l’infinito redarre sulla base del participio redatto.
Si scrive EBBRO, con due B. I dizionari, infatti, indicano "ebro" come forma meno comune, motivo per cui è preferibile utilizzare la forma nel rettangolo verde.
EBBRO deriva dal latino ebrius e vuol dire "ubriaco".
La forma "ebro" è più simile all'aggettivo latino da cui deriva: hanno entrambi una sola B.
Esistono entrambi i sostantivi e talvolta vengono confusi, ma indicano due cose diverse.
Se vogliamo riferirci al termine con il significato di "urto, scontro" dobbiamo scrivere COLLISIONE.
La COLLUSIONE, invece, è un accordo nascosto e fraudolento stipulato per scopi illeciti.
Maledire è un composto del verbo dire. Per questo motivo si coniuga come questo verbo (la stessa regola è valida per il verbo benedire).
L'imperfetto del verbo dire è "io dicevo, tu dicevi...", dunque l'imperfetto del verbo maledire è "io maledicevo, tu maledicevi...".
Il passato remoto è "io maledissi, tu maledicesti...". Solo l'imperativo fa eccezione alla regola: l'imperativo del verbo dire è di', invece quello del verbo maledire è "maledici", non maledi'.
Le forme maledivo, maledivi... sono forme popolari entrate nell'uso che, però, sconsigliamo di utilizzare!
Benedire è un composto del verbo dire. Per tale motivo si coniuga come questo verbo (la stessa regola è valida per il verbo maledire).
L'imperfetto del verbo dire è "io dicevo, tu dicevi...", dunque l'imperfetto del verbo benedire è "io benedicevo, tu benedicevi...".
Il passato remoto è "io benedissi, tu benedicesti...". Solo l'imperativo fa eccezione alla regola: l'imperativo del verbo dire è di', invece quello del verbo benedire è "benedici! (tu)", non benedi'.
Le forme benedivo, benedivi... sono forme popolari entrate nell'uso che, però, sconsigliamo di utilizzare!
Questo vocabolo della lingua italiana si scrive con 2 G.
Il termine latino da cui deriva (fūlīgo, fuliginis), invece, si scrive con una sola G. Nel passaggio dal latino all’italiano c'è stato dunque un raddoppiamento della consonante G (come per il temine immagine, che deriva dal latino imago, imaginis).
Euro è un vocabolo invariabile, cioè un nome che ha una sola forma per singolare e plurale. Dobbiamo quindi scrivere e dire "gli euro", non "gli euri".
Nella nota grammaticale che segue il vocabolo sul dizionario Garzanti 2007 (direz. scientifica G. Patota) è scritto:
"Il nome maschile euro al plurale è invariabile […] Questo è stato stabilito ufficialmente dalla commissione che ha sorvegliato l’entrata in uso di questa moneta in Italia, ma è anche linguisticamente naturale perché la parola euro è sentita come una forma abbreviata di europeo (o di moneta europea) e perciò si colloca nella serie di auto (per automobile), moto (per motocicletta) ecc.: tutte parole invariabili al plurale. La forma plurale gli euri è usata soltanto da qualcuno".
I dizionari della lingua italiana non sono concordi sulla questione, ma la maggior parte propende per l'unicità del plurale invariato "gli euro".
Questo vocabolo si scrive con una sola Z, dunque GAZEBO.
Il termine deriva dal verbo inglese to gaze = «guardare».
La forma và non esiste! Sempre più frequentemente, soprattutto nei social-network, capita di leggere "và", ma chi lo fa sbaglia e commette un grave errore.
La terza persona singolare dell'indicativo presente del verbo irregolare andare è solo "VA", senza accento.
Es.: Elisa va a scuola (non "Elisa và a scuola").
Ricordiamo inoltre che esiste la forma con l'apostrofo va' : è la seconda persona singolare dell’imperativo del verbo andare. Si scrive l'apostrofo perché è caduta la i di "vai".
Va’ subito a casa!
La forma stà non esiste! Sempre più frequentemente, soprattutto nei social-network, capita di leggere "stà", ma chi lo fa sbaglia e commette un grave errore.
La terza persona singolare dell'indicativo presente del verbo stare è solo "STA", senza accento.
Es.: Luisa sta bene (non "Luisa stà bene").
Ricordiamo inoltre che esiste la forma con l'apostrofo sta' : è la seconda persona singolare dell’imperativo del verbo stare (perché è caduta la i di "stai").
Es.: Sta’ più attento!
Si scrive ATTEGGIAMENTO, con 2 G. Eppure dobbiamo constatare che la ricerca su Google della forma errata "attegiamento" ha prodotto moltissimi risultati (circa 519.000).
Uno tra questi lo fornisce il famoso Sky TG24. La notizia, dal titolo "Clini: Ilva ha cambiato attegiamento verso istituzioni", è del 03/08/2012 (http://video.sky.it/news/politica/clini_ilva_ha_cambiato_attegiamento_verso_istituzioni/v129712.vid).
Questo vocabolo si scrive con 2 G, quindi PAGGETTO.