A fianco

Affianco

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Se vi state chiedendo se si scrive affianco o a fianco, per evitare di commettere errori vi basterà ricordare che affianco attaccato è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare. Dunque, per dire "accanto a, vicino a" la forma giusta è a fianco staccato.

Per completezza, è giusto specificare che la forma "affianco" per intendere "accanto a" non è grammaticalmente scorretta, tanto che viene registrata nel Dop (Dizionario di Ortografia e Pronuncia), ma è indicata come forma arcaica e rara, molto meno usuale della forma separata.

Per tale motivo consigliamo di scrivere "a fianco" separato e non tutto unito; in questo modo, inoltre, non faremo confusione con "affianco" (1 pers. sing. del verbo affiancare).

Un quesito simile riguarda di fianco o difianco, con una grande eccezione, ecco quale. 


Qual è

Qual' è

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È forse l'errore più diffuso, anche tra le persone laureate. Fissatevelo bene in mente: qual'è è sbagliato!

Perché? Dobbiamo prima di tutto sapere che quale non si apostrofa mai, ma si tronca. Qual è è un troncamento (o apocope) vocalica e non un'elisione. Allo stesso modo si comportano anche buon (es. buon uomo e non buon'uomo), pover, tal.  A prima vista la questione può sembrare complicata.

Proviamo a svelarvi un modo per capire quando è opportuno o meno utilizzare l'apostrofo. È in realtà meno difficile di quanto crediate: cercate di capire se il termine da apostrofare può stare o meno da solo davanti a un altro termine dello stesso genere; per esempio, nel caso siate indecisi se mettere o non mettere l'apostrofo tra buon e uomo, domandatevi se buon può essere usato autonomamente davanti a un'altra parola dello stesso genere di uomo, dunque maschile. Se la risposta è positiva, si tratta di troncamento e non è necessario l'apostrofo; se la risposta è negativa, si tratta di elisione e l'apostrofo è richiesto. Poiché buon può ricorrere davanti a frutto, chirurgo e tanti altri termini maschili, è chiaro che siamo dinanzi a un caso di troncamento, dunque non si scrive l'apostrofo. 

Nel caso di qual, questo può essere usato, per esempio, anche nell'espressione "qual buon vento"; si tratta, quindi, di troncamento. Ecco chiarito perché l'unica forma giusta è qual è.


Se stesso

Sé stesso

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 "Se stesso" o "sé stesso"? Le risposte dei linguisti a questo interrogativo sono diverse.

Cerchiamo di capire le motivazioni per cui i linguisti nutrono pareri diversi sulla questione. Prima di tutto bisogna cominciare col dire che, quando compare da sola, la particella pronominale deve essere sempre accentata, proprio per distinguerla dal se che ha valore ipotetico. Riportiamo due frasi esemplificative: 

A. Se lui studiasse di più, avrebbe buoni voti  (il se è ipotetico);

B. Quella donna fa tutto da sé in casa (il ha valore pronominale).

La regola vuole che il se, invece, non sia accentato davanti a stesso e stessa, medesimo e medesima perché in questo caso è chiaro che riveste la funzione di pronome (questa è la motivazione della regola).

Esempio: Se pensa sempre e solo a se stesso, fa male.

Alcuni consigliano di accentarlo di nuovo al plurale, in casi come "sé stessi" e "sé stesse" per non rischiare di confonderli con i congiuntivi passati di "stare" (“mi chiedevi se stessi riposando”) -ma molti, anche in questi casi, scrivono "se" senza accento-.  "Se medesimi" e "se medesime" si scrivono sempre senza accento, perché in questi casi la confusione non è possibile. 

A questa regola qualcuno si oppone, sostendendo che scrivere la stessa parola in due modi differenti può generare confusione e che scrivere un accento in più in se stesso, se medesimo non costituisce una grande fatica. Una volta stabilito che il pronome si deve scrivere necessariamente accentato per distinguerlo dal se congiunzione ipotetica (lo dimostra l’esempio sopra citato), alcuni non comprendono il motivo per cui stesso e medesimo debbano modificare la regola, confondendoci inutilmente le idee; di conseguenza, preferiscono mettere sempre l'accento e scrivere sé stesso.

Preferite scrivere "se stesso"? Pensate che "sé stesso" sia più corretto? Fate come preferite! Noi, personalmente, preferiamo la forma non accentata "se stesso", pur sapendo che anche quella accentata non è errata.

Anche Leopardi preferiva la forma non accentata, come dimostra il titolo del celebre componimento "A se stesso", pubblicato nel 1835 e appartenente al cosiddetto "Ciclo di Aspasia".

Su una cosa, però, non vi sono dubbi:  "sè stesso" (con l' accento grave) è sbagliato; l'accento sulla "e" è  acuto---> (é)----> sé stesso.


Poco fa

Poco fà

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Cerchiamo di cancellare i vostri dubbi sulla corretta forma da utilizzare per scrivere questo avverbio; si scrive solo ed esclusivamente poco fa, senza accento sulla a.

Poco fa nutrivate qualche dubbio. E ora?

Vd. pure "Fa o Fà?"


Di nuovo

Dinuovo

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Si scrive unito o staccato? Noi possiamo affermare con piena sicurezza che questa parola si scrive rigorosamente staccata; la locuzione giusta è solo di nuovo. In questo caso non è avvenuto quel fenomeno di "univerbazione", che ha invece interessato parole come tuttora.  

Questa locuzione avverbiale ha lo stesso valore di "nuovamente".

Fate attenzione a non confondere le varie funzioni che di nuovo può rivestire. Nelle seguenti frasi, ad esempio, i due gruppi di parole hanno un significato diverso:

A. Hai qualcosa di nuovo da dirmi?

B. Hai rotto di nuovo qualcosa? 

In A di nuovo si riferisce a qualcosa di di diverso e originale rispetto a quello che già si conosce; in B, invece, ha il valore di  "nuovamente", inteso nel senso di "un'altra volta".


Buonanotte

Buona notte

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Si scrive Buona notte o buonanotte? Per rispondere, è opportuno effettuare alcune osservazioni, valide anche per buonasera e buongiorno. Entrambe le forme sono corrette: si può scrivere sia buonanotte sia buona notte; questo, però, non è sempre possibile!

Quando buongiorno, buonasera e buonanotte rivestono la funzione di sostantivi, si adopera sempre la forma tutta unita. A titolo esemplificativo, riportiamo alcune frasi: 

A. Avresti dovuto darle il buongiorno. 

B. Dai la buonanotte alla mamma! 

In questi casi buongiorno e buonanotte NON sono dei SINTAGMI composti dall'aggettivo buon (o dal femminile buona) e dai nomi giorno, sera e notte, MA dei SOSTANTIVI.  La situazione cambia nelle seguenti frasi, ovvero quando il vocabolo viene utilizzato per salutare:  

C. Buon giorno (o buongiorno)! Come va? 

D. Buona notte (o buonanotte) papà! 

E. Non hai detto "buona sera" (o buonasera) quando sei arrivato!  

Espressioni come buon pomeriggio, buona giornata non si conformano a questa regola e non devono essere univerbate. 

Sebbene entrambe le forme siano corrette, noi consigliamo di usare la forma tutta unita, buongiorno, buonasera e buonanotte, soprattutto nelle lettere formali, perché risulta più elegante e raffinata.


Innanzitutto

Innanzi tutto

Inanzitutto

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Quanti di noi non si sono chiesti almeno una volta come si scrive innanzitutto, o se fosse più corretto scrivere il vocabolo attaccato o staccato, con quante N e quante T. Scartando gli errori più gravi, inanzitutto e innanzittutto, la risposta è semplice: è preferibile scrivere innanzitutto attaccato (con 3 N e 3 T), a innanzi tutto staccato, anche se quest'ultima forma è, tuttavia, corretta.

Innanzitutto, significato? Il suo significato è: Prima di ogni altra cosa, prima di tutto, in primo luogo, per prima cosa. Un suo sinonimo, per cui è valida la stessa regola, è anzitutto. Spesso tale avverbio viene utilizzato per puntualizzare o ribadire un concetto.

Ecco alcune frasi con innanzitutto che vi permetteranno di comprendere meglio il significato dell'avverbio e in quale contesto sarebbe più opportuno utilizzarlo:

  • Se non vuoi essere bocciato, innanzitutto smetti di giocare e mettiti a studiare seriamente.
  • Dovresti evitare di dedicarti a ciò che è superfluo. Devi pensare innanzitutto alla tua salute e a quella dei tuoi familiari.

Esiste poi la forma Innanzi a tutto; nonostante tale forma sia arcaica, è ancora in uso.

La lingua italiana è costellata di altre parole che, come quella appena analizzata, possono essere scritte sia staccate che separate, ma per le quali potrebbe venire il dubbio "staccato o unito?", per evitare di farvele scrivere nel modo sbagliato ve ne riportiamo alcune:

​altre parole, invece, si scrivono solamente staccate:

altre parole, infine, possono essere scritte solamente unite:


Buongiorno

Buon giorno

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Si scrive buon giorno o buongiorno? Per rispondere, è opportuno effettuare alcune osservazioni, valide anche per buonasera e buonanotte. Entrambe le forme sono corrette, questo, però, non è sempre possibile! Quando il vocabolo, al pari di buonasera e buonanotte, riveste la funzione di sostantivo, si adopera sempre la forma tutta unita. A titolo esemplificativo, riportiamo alcune frasi:

A. Avresti dovuto darle il buongiorno.

B. Dai la buonanotte alla mamma!

In questi casi buongiorno e buonanotte NON sono dei SINTAGMI composti dall'aggettivo buon (o dal femminile buona) e dai nomi giorno, sera e notte, MA dei SOSTANTIVI.

La situazione cambia nelle seguenti frasi:

C. Buongiorno (o buon giorno) a tutti! Come va?

D. Buona notte (o buonanotte) papà!

E. Non hai detto "buona sera" (o buonasera) quando sei arrivato!

Espressioni come buon pomeriggio, buona giornata, buona serata non si conformano a questa regola e non devono essere univerbate.

Sebbene entrambe le forme siano corrette, noi consigliamo di usare la forma tutta unita, soprattutto nelle lettere formali, perché risulta più elegante e raffinata.

Buongiorno quando si dice? generalmente si usa da quando ci si sveglia fino alle 12.00; buon pomeriggio si dice dalle 12.00 fino alle 19.00; buonasera si dice dalle 19.00 fino alle 21.00; buonanotte si dice quando si va a dormire;


Mezz'ora

Mezzora

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Negli avverbi composti di "ora" (finora, tuttora, sinora, talora)  l'apostrofo non va mai utilizzato; l'unica eccezione è costituita da "mezzora", la cui forma corretta, infatti, è mezz'ora con l'apostrofo.

I dizionari della lingua italiana considerano corrette entrambe le forme. Mezzora è una forma derivata da un processo di univerbazione.

Dunque, a voi la scelta!! Noi consigliamo la forma mezz'ora, che è indubbiamente la più accettata.


Stasera

Sta sera

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Stasera è un'aferesi (caduta di una o più lettere a inizio parola) di (que)stasera e si scrive tutto unito, poiché l'aferesi di questa, sta, è stata unita ad un'altra parola, sera.

La stessa regola è valida per stamattina, stanotte, stavolta.