Buonasera

Buona sera

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Quante volte ci è capitato di chiederci se si scrive buona sera o buonasera. La domanda è più che lecita e la risposta è meno banale di quanto si possa immaginare. Per tale motivo, per rispondere al quesito è opportuno effettuare alcune osservazioni, valide anche per buongiorno e buonanotte. Quindi, come si scrive buonasera? Entrambe le forme sono corrette: si può scrivere sia attaccato che staccato; questo, però, non è sempre possibile: quando buonasera, buongiorno, e buonanotte rivestono la funzione di sostantivi, si adopera sempre la forma tutta unita.

A titolo esemplificativo, riportiamo alcune frasi che vi aiuteranno a farvi capire meglio quale delle sue forme è più opportuno utilizzare a seconda del contesto:

A. Non sei stato molto educato, avresti dovuto darle la buonasera.

In casi come questo buonasera NON è un SINTAGMA composto dall'aggettivo buona (o dal maschile buon) e dal nome sera, MA un SOSTANTIVO e per tale motivo potete scriverlo solamente unito.

La situazione cambia nelle seguenti frasi in cui, il vocabolo viene utilizzato come saluto, per tale motivo possiamo scriverlo in entrambi i modi:

B. Buonasera a tutti! La mia è stata una giornata particolarmente intensa. La vostra?

C. Buona sera signore! Come posso aiutarla?

Sebbene entrambe le forme siano corrette, noi consigliamo di usare la forma tutta unita, soprattutto nelle lettere formali, perché risulta più elegante e raffinata.

Espressioni come buona serata, buon pomeriggio, buona giornata, buona nottata, buon weekend non si conformano a questa regola e non devono essere univerbate e per tale motivo vanno scritte sempre separate.

Quando si dice buonasera? 

Generalmente si dice buonasera dalle 19.00 fino alle 21.00; si dice buonanotte quando si va a dormire; si dice buongiorno da quando ci si sveglia fino alle 12.00, si usa buon pomeriggio dalle 12.00 fino alle 19.00.


Sottosopra

Sotto sopra

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Nell'italiano contemporaneo "sottosopra" va scritto sempre unito, mai separato!


A proposito

Approposito

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La forma corretta è "a proposito", non "approposito". Fate attenzione a non farvi ingannare dalla lingua parlata! I dialetti di alcune regioni, infatti, in casi come questi tendono a raddoppiare le consonanti e a pronunciare la parola come univerbata.


D'altronde

Daltronde

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Vi siete mai chiesti: "Daltronde o d'altronde, come si scrive?". Sicuramente si tratta di un dilemma che avrà afflitto parecchi italiani almeno una volta nella vita. Si scrive d’altronde con l'apostrofo. Si tratta di una locuzione avverbiale che deriva dall'accorpamento di "di altronde". L'Accademia della Crusca indica daltronde come forma rara e desueta. Il nostro consiglio è di utilizzare la forma d’altronde, con l'apostrofo, che è senza dubbio quella corretta!

Cosa significa d'altronde? Sinonimi? D'altraparte, ad ogni modo, comunque.

Ecco alcune frasi con d'altronde che vi aiuteranno a comprenderne più facilmente il significato e il corretto utilizzo:

  • Alla fine è stato bocciato, d’altronde non aveva alcuna possibilità di superare l'esame.
  • Ho deciso che tra noi è finita, d'altronde non è che tu ci tenessi più di tanto a tenere in piedi il nostro rapporto.

Ci sono altre parole che, come quella appena analizzata, possono essere scritte sia staccate che separate, ma che potrebbero far venire il dubbio "staccato o unito?" Eccone alcune:

​altre, invece, che si scrivono solamente staccate:

altre, infine, che possono essere scritte solamente unita:


Tra l'altro

Tralaltro

Approfondimenti

"Tralaltro o tra l’altro, come si scrive? Con o senza l'apostrofo?". Chi lo scrive unito molto spesso sbaglia perché si lascia condizionare dalla lingua parlata; invece è corretto scrivere tra l'altro separato e con l'apostrofo;

Sia il DOP (Dizionario di Ortografia e Pronuncia) che l'Accademia della Crusca confermano che si tratta di uno di quei vocaboli che deve essere scritto sempre separato. Quindi, sebbene lo pronunciate come un'unica parola, scrivere tralaltro è sbagliato.

Cosa significa tra l'altro?

Il suo significato è: fra le altre cose; oltre al resto.

Frasi con tra l'altro

Per aiutarvi a comprendere più facilmente la corretta grafia della locuzione, vi riportiamo alcune frasi d'esempio che potrebbero tornarvi utili:

  • Scusami ma proprio non riesco proprio a venire, tra l'altro non sono riuscito nemmeno a pranzare oggi.
  • Giuseppe è del tutto inaffidabile, tra l’altro sto ancora aspettando che mi confermi il suo arrivo per domani.

La lingua italiana è piena di parole che, come quella appena analizzata, si scrivono con l'apostrofo, ma che potrebbero far venire il dubbio "con o senza?". Eccone alcune:

Altre che si scrivono solamente unite:

​altre, invece, che si scrivono solamente staccate:

altre, infine, che possono essere scritte sia staccate che separate:


Tutt’oggi

Tuttoggi

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"Tuttoggi o tutt’oggi, come si scrive? Con o senza l'apostrofo", è un dubbio frequente per molti italiani. È senza dubbio più corretto scrivere tutt'oggi con l'apostrofo; infatti, sebbene nel DOP sia segnata anche la forma unita tuttoggi, questa è rarissima e sempre più in disuso. Anche l'Accademia della Crusca conferma quanto appena detto, meglio la forma con l'apostrofo.

Cosa significa tutt'oggi? Ancora oggi, tuttora, finora.

Ecco alcune frasi con tutt’oggi che vi aiuteranno a comprenderne più facilmente il significato e il corretto utilizzo:

  • A tutt'oggi costituisce sotto ogni aspetto un ambito inesplorato.
  • A tutt’oggi non ho ancora ricevuto notizie da parte sua.

La lingua italiana è piena di parole che, come quella appena analizzata, si scrivono con l'apostrofo, ma che potrebbero far venire il dubbio "con o senza?" Eccone alcune:

Altre che si scrivono solamente unite:

​altre, invece, che si scrivono solamente staccate:

altre, infine, che possono essere scritte sia staccate che separate:


Tutt'uno

Tuttuno

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"Tutt'uno" è una di quelle parole che deve essere scritta sempre con l'apostrofo (come, ad esempio, "tutt'e due").

La forma tuttuno è oggi poco diffusa ed è preferibile non utilizzarla.

Tutt'uno è una locuzione con valore di sostantivo neutro; vuol dire «un'unica cosa» e può essere utilizzato anche in funzione predicativa.

Es.: I miei genitori sono tutt’uno ( cioè sono in completo accordo, sono come una sola persona).


Entusiasta

Entusiasto

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La forma corretta di quest'aggettivo è "entusiasta", anche se il soggetto a cui si riferisce è di sesso maschile. La regola è valida solo per il singolare.

Quando, invece, si fa riferimento a più soggetti, esiste la distinzione tra maschile e femminile; quindi si dirà "entusiasti" per il maschile e "entusiaste" per il femminile, mentre la forma "entusiasto" è assolutamente sbagliata.


Fa

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Si usa fa o fà? Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, questo è un errore molto comune e si riscontra anche tra persone di medio livello culturale. La forma corretta è senza accento, quindi fa (verbo fare, modo indicativo, tempo presente, terza persona singolare). 

Esempio: Questo non mi fa impressione.

Ricordiamo inoltre che esiste la forma con l'apostrofo fa' : è la seconda persona singolare dell’imperativo del verbo fare (è caduta la i di "fai").

Esempio: Fa' come ti ho detto!

Infine, fa può avere anche la funzione di avverbio indicante un punto nel passato, quindi anteriorità cronologica rispetto al presente; in tale caso va scritto rigorosamente senza accento.

Esempio: Sono stato a trovarla tanto tempo fa.


Un po'

Un pò

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È un altro errore diffusissimo: si scrive «un po», «un pò» o «un po'»? La forma corretta è solo ed esclusivamente «un po'» con l'apostrofo, non con l'accento.

Volete sapere il perché? Ci troviamo dinanzi a un troncamento che, eccezionalmente, richiede l'apostrofo. Infatti, diversamente dall'elisione, il troncamento (che consiste nell'eliminazione di una vocale o di una sillaba davanti a una parola che comincia per consonante o per vocale) non esige l'apostrofo (vd. Qual è o Qual'è? http://comesiscrive.it/dubbi/qual-e-o-quale/ ).

In questo caso la parola "poco" viene troncata e l'apostrofo va segnato per evidenziare che in quel punto è avvenuta la caduta di una sillaba (nel caso specifico la sillaba -co). Ricordatevi, però, che questa è un'eccezione alla regola! 


Tuttora

Tutt'ora

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La forma corretta è tuttora. Ciò può sembrare semplice, ma molti pensano che anche la forma tutt’ora sia accettabile.

Tuttora si scrive esclusivamente attaccato. Chi scrive tutt'ora, forse, si confonde con altre parole, come tutt’altro, tutt’oggi, tutt’uno, che iniziano con tutto e si scrivono con l’apostrofo. 

Come tuttora, anche altre parole devono essere scritte tutte attaccate: invero, giacché, davvero seguono la regola dell'univerbazione.


D'accordo

Daccordo

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D’accordo come si scrive? "daccordo o d'accordo? con o senza l'apostrofo? a chi non è capitato di chiederselo almeno una volta nella vita? Una cosa è certa non si scrive attaccato ma con l'apostrofo! La forma corretta D’accordo, infatti, è una locuzione formata da due parole, cioè dalla preposizione semplice da e dalla parola accordo; per tale motivo va conservata come tale, con elisione e apostrofo. La stessa regola si applica al superlativo di tale vocabolo, d'accordissimo.

Per completezza, dobbiamo aggiungere che, sebbene neanche l'accademia della crusca sia dello stesso avviso, nel DOP è ammessa anche la forma tutta attaccata daccordo, ma è segnalata come forma arcaica e ormai in disuso, qui

Per comprendere meglio come si scrive d’accordo, vi riportiamo alcune frasi che potrebbero tornarvi utili per utilizzare la parola nella maniera corretta e nel contesto più opportuno:

  • Condivido appieno la tua preoccupazione. Sono d’accordo con te.
  • Mettiamoci d’accordo, prima che sia troppo tardi.
  • Se pensi che sia d'accordo, ti stai sbagliando.
  • D’accordo, arrivo subito!

Ricordiamo che l'elisione è la caduta della vocale finale di una parola davanti alla vocale (a volte anche la lettera "h") iniziale della parola successiva.


A fianco

Affianco

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Se vi state chiedendo se si scrive affianco o a fianco, per evitare di commettere errori vi basterà ricordare che affianco attaccato è la prima persona singolare del presente indicativo del verbo affiancare. Dunque, per dire "accanto a, vicino a" la forma giusta è a fianco staccato.

Per completezza, è giusto specificare che la forma "affianco" per intendere "accanto a" non è grammaticalmente scorretta, tanto che viene registrata nel Dop (Dizionario di Ortografia e Pronuncia), ma è indicata come forma arcaica e rara, molto meno usuale della forma separata.

Per tale motivo consigliamo di scrivere "a fianco" separato e non tutto unito; in questo modo, inoltre, non faremo confusione con "affianco" (1 pers. sing. del verbo affiancare).

Un quesito simile riguarda di fianco o difianco, con una grande eccezione, ecco quale. 


Qual è

Qual' è

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È forse l'errore più diffuso, anche tra le persone laureate. Fissatevelo bene in mente: qual'è è sbagliato!

Perché? Dobbiamo prima di tutto sapere che quale non si apostrofa mai, ma si tronca. Qual è è un troncamento (o apocope) vocalica e non un'elisione. Allo stesso modo si comportano anche buon (es. buon uomo e non buon'uomo), pover, tal.  A prima vista la questione può sembrare complicata.

Proviamo a svelarvi un modo per capire quando è opportuno o meno utilizzare l'apostrofo. È in realtà meno difficile di quanto crediate: cercate di capire se il termine da apostrofare può stare o meno da solo davanti a un altro termine dello stesso genere; per esempio, nel caso siate indecisi se mettere o non mettere l'apostrofo tra buon e uomo, domandatevi se buon può essere usato autonomamente davanti a un'altra parola dello stesso genere di uomo, dunque maschile. Se la risposta è positiva, si tratta di troncamento e non è necessario l'apostrofo; se la risposta è negativa, si tratta di elisione e l'apostrofo è richiesto. Poiché buon può ricorrere davanti a frutto, chirurgo e tanti altri termini maschili, è chiaro che siamo dinanzi a un caso di troncamento, dunque non si scrive l'apostrofo. 

Nel caso di qual, questo può essere usato, per esempio, anche nell'espressione "qual buon vento"; si tratta, quindi, di troncamento. Ecco chiarito perché l'unica forma giusta è qual è.


Se stesso

Sé stesso

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 "Se stesso" o "sé stesso"? Le risposte dei linguisti a questo interrogativo sono diverse.

Cerchiamo di capire le motivazioni per cui i linguisti nutrono pareri diversi sulla questione. Prima di tutto bisogna cominciare col dire che, quando compare da sola, la particella pronominale deve essere sempre accentata, proprio per distinguerla dal se che ha valore ipotetico. Riportiamo due frasi esemplificative: 

A. Se lui studiasse di più, avrebbe buoni voti  (il se è ipotetico);

B. Quella donna fa tutto da sé in casa (il ha valore pronominale).

La regola vuole che il se, invece, non sia accentato davanti a stesso e stessa, medesimo e medesima perché in questo caso è chiaro che riveste la funzione di pronome (questa è la motivazione della regola).

Esempio: Se pensa sempre e solo a se stesso, fa male.

Alcuni consigliano di accentarlo di nuovo al plurale, in casi come "sé stessi" e "sé stesse" per non rischiare di confonderli con i congiuntivi passati di "stare" (“mi chiedevi se stessi riposando”) -ma molti, anche in questi casi, scrivono "se" senza accento-.  "Se medesimi" e "se medesime" si scrivono sempre senza accento, perché in questi casi la confusione non è possibile. 

A questa regola qualcuno si oppone, sostendendo che scrivere la stessa parola in due modi differenti può generare confusione e che scrivere un accento in più in se stesso, se medesimo non costituisce una grande fatica. Una volta stabilito che il pronome si deve scrivere necessariamente accentato per distinguerlo dal se congiunzione ipotetica (lo dimostra l’esempio sopra citato), alcuni non comprendono il motivo per cui stesso e medesimo debbano modificare la regola, confondendoci inutilmente le idee; di conseguenza, preferiscono mettere sempre l'accento e scrivere sé stesso.

Preferite scrivere "se stesso"? Pensate che "sé stesso" sia più corretto? Fate come preferite! Noi, personalmente, preferiamo la forma non accentata "se stesso", pur sapendo che anche quella accentata non è errata.

Anche Leopardi preferiva la forma non accentata, come dimostra il titolo del celebre componimento "A se stesso", pubblicato nel 1835 e appartenente al cosiddetto "Ciclo di Aspasia".

Su una cosa, però, non vi sono dubbi:  "sè stesso" (con l' accento grave) è sbagliato; l'accento sulla "e" è  acuto---> (é)----> sé stesso.


Poco fa

Poco fà

Approfondimenti

Cerchiamo di cancellare i vostri dubbi sulla corretta forma da utilizzare per scrivere questo avverbio; si scrive solo ed esclusivamente poco fa, senza accento sulla a.

Poco fa nutrivate qualche dubbio. E ora?

Vd. pure "Fa o Fà?"


Di nuovo

Dinuovo

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Si scrive unito o staccato? Noi possiamo affermare con piena sicurezza che questa parola si scrive rigorosamente staccata; la locuzione giusta è solo di nuovo. In questo caso non è avvenuto quel fenomeno di "univerbazione", che ha invece interessato parole come tuttora.  

Questa locuzione avverbiale ha lo stesso valore di "nuovamente".

Fate attenzione a non confondere le varie funzioni che di nuovo può rivestire. Nelle seguenti frasi, ad esempio, i due gruppi di parole hanno un significato diverso:

A. Hai qualcosa di nuovo da dirmi?

B. Hai rotto di nuovo qualcosa? 

In A di nuovo si riferisce a qualcosa di di diverso e originale rispetto a quello che già si conosce; in B, invece, ha il valore di  "nuovamente", inteso nel senso di "un'altra volta".


Buonanotte

Buona notte

Approfondimenti

Si scrive Buona notte o buonanotte? Per rispondere, è opportuno effettuare alcune osservazioni, valide anche per buonasera e buongiorno. Entrambe le forme sono corrette: si può scrivere sia buonanotte sia buona notte; questo, però, non è sempre possibile!

Quando buongiorno, buonasera e buonanotte rivestono la funzione di sostantivi, si adopera sempre la forma tutta unita. A titolo esemplificativo, riportiamo alcune frasi: 

A. Avresti dovuto darle il buongiorno. 

B. Dai la buonanotte alla mamma! 

In questi casi buongiorno e buonanotte NON sono dei SINTAGMI composti dall'aggettivo buon (o dal femminile buona) e dai nomi giorno, sera e notte, MA dei SOSTANTIVI.  La situazione cambia nelle seguenti frasi, ovvero quando il vocabolo viene utilizzato per salutare:  

C. Buon giorno (o buongiorno)! Come va? 

D. Buona notte (o buonanotte) papà! 

E. Non hai detto "buona sera" (o buonasera) quando sei arrivato!  

Espressioni come buon pomeriggio, buona giornata non si conformano a questa regola e non devono essere univerbate. 

Sebbene entrambe le forme siano corrette, noi consigliamo di usare la forma tutta unita, buongiorno, buonasera e buonanotte, soprattutto nelle lettere formali, perché risulta più elegante e raffinata.


Innanzitutto

Innanzi tutto

Inanzitutto

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Quanti di noi non si sono chiesti almeno una volta come si scrive innanzitutto, o se fosse più corretto scrivere il vocabolo attaccato o staccato, con quante N e quante T. Scartando gli errori più gravi, inanzitutto e innanzittutto, la risposta è semplice: è preferibile scrivere innanzitutto attaccato (con 3 N e 3 T), a innanzi tutto staccato, anche se quest'ultima forma è, tuttavia, corretta.

Innanzitutto, significato? Il suo significato è: Prima di ogni altra cosa, prima di tutto, in primo luogo, per prima cosa. Un suo sinonimo, per cui è valida la stessa regola, è anzitutto. Spesso tale avverbio viene utilizzato per puntualizzare o ribadire un concetto.

Ecco alcune frasi con innanzitutto che vi permetteranno di comprendere meglio il significato dell'avverbio e in quale contesto sarebbe più opportuno utilizzarlo:

  • Se non vuoi essere bocciato, innanzitutto smetti di giocare e mettiti a studiare seriamente.
  • Dovresti evitare di dedicarti a ciò che è superfluo. Devi pensare innanzitutto alla tua salute e a quella dei tuoi familiari.

Esiste poi la forma Innanzi a tutto; nonostante tale forma sia arcaica, è ancora in uso.

La lingua italiana è costellata di altre parole che, come quella appena analizzata, possono essere scritte sia staccate che separate, ma per le quali potrebbe venire il dubbio "staccato o unito?", per evitare di farvele scrivere nel modo sbagliato ve ne riportiamo alcune:

​altre parole, invece, si scrivono solamente staccate:

altre parole, infine, possono essere scritte solamente unite: