Qual è

Qual'è

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Molti di noi lo avranno scritto, o lo avranno visto scrivere, con l'apostrofo almeno una volta; effettivamente si tratta di uno degli errori grammaticali più diffusi, anche tra le persone laureate. La risposta alla domanda "qual'è o qual è?" è soltanto una: si scrive qual è, senza l'apostrofo; qual'è, con l'apostrofo, è sbagliato!

Perché si scrive qual è, senza l'apostrofo?

Molti di noi potrebbero essere stati condizionati da locuzioni come com'è o quand'è, la cui corretta grafia è con l'apostrofo; no si tratta di questo caso, dato che la parola quale non si apostrofa mai, ma si tronca. Qual è è un troncamento vocalico (o apocope vocalica) e non un'elisione. Allo stesso modo si comportano anche le parole buon (es. buon uomo e non buon'uomo), pover, tal.

Esiste una regola o un modo per capire quando utilizzare, o meno, l'apostrofo?

Proviamo a svelarvi un modo per capire quando è opportuno o meno utilizzare l'apostrofo. È in realtà meno difficile di quanto crediate: cercate di capire se il termine da apostrofare può stare o meno da solo davanti a un altro termine dello stesso genere; per esempio, nel caso siate indecisi se mettere o non mettere l'apostrofo tra buon e uomo, domandatevi se buon può essere usato autonomamente davanti a un'altra parola dello stesso genere di uomo, dunque maschile. Se la risposta è positiva, si tratta di troncamento e non è necessario l'apostrofo; se la risposta è negativa, si tratta di elisione e l'apostrofo è richiesto. Poiché buon può ricorrere davanti a frutto, chirurgo e tanti altri termini maschili, è chiaro che siamo dinanzi a un caso di troncamento, dunque non si scrive l'apostrofo. 

Nel caso di qual, questo può essere usato, per esempio, anche nell'espressione "qual buon vento"; si tratta, quindi, di troncamento. Ecco chiarito perché l'unica forma giusta è qual è.

Cos'è l'elisione?

L'elisione è la caduta di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizia per vocale; il fenomeno è graficamente segnalato per mezzo di un apostrofo.

Cos'è il troncamento vocalico?

Il troncamento (o apocope) consiste nell'eliminazione di una vocale o di una sillaba davanti a una parola che comincia per consonante o per vocale. Questo non esige l'apostrofo (tranne in casi particolari, come po').

Frasi con qual è

  • Qual è il tuo obiettivo principale?
  • Qual è il tempo di incubazione del coronavirus?
  • Qual è la tua canzone preferita?
  • Ecco qual è la probabilità di vittoria.

Se stesso

Sé stesso

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 "Se stesso" o "sé stesso"? Le risposte dei linguisti a questo interrogativo sono diverse.

Cerchiamo di capire le motivazioni per cui i linguisti nutrono pareri diversi sulla questione. Prima di tutto bisogna cominciare col dire che, quando compare da sola, la particella pronominale deve essere sempre accentata, proprio per distinguerla dal se che ha valore ipotetico. Riportiamo due frasi esemplificative: 

A. Se lui studiasse di più, avrebbe buoni voti  (il se è ipotetico);

B. Quella donna fa tutto da sé in casa (il ha valore pronominale).

La regola vuole che il se, invece, non sia accentato davanti a stesso e stessa, medesimo e medesima perché in questo caso è chiaro che riveste la funzione di pronome (questa è la motivazione della regola).

Esempio: Se pensa sempre e solo a se stesso, fa male.

Alcuni consigliano di accentarlo di nuovo al plurale, in casi come "sé stessi" e "sé stesse" per non rischiare di confonderli con i congiuntivi passati di "stare" (“mi chiedevi se stessi riposando”) -ma molti, anche in questi casi, scrivono "se" senza accento-.  "Se medesimi" e "se medesime" si scrivono sempre senza accento, perché in questi casi la confusione non è possibile. 

A questa regola qualcuno si oppone, sostendendo che scrivere la stessa parola in due modi differenti può generare confusione e che scrivere un accento in più in se stesso, se medesimo non costituisce una grande fatica. Una volta stabilito che il pronome si deve scrivere necessariamente accentato per distinguerlo dal se congiunzione ipotetica (lo dimostra l’esempio sopra citato), alcuni non comprendono il motivo per cui stesso e medesimo debbano modificare la regola, confondendoci inutilmente le idee; di conseguenza, preferiscono mettere sempre l'accento e scrivere sé stesso.

Preferite scrivere "se stesso"? Pensate che "sé stesso" sia più corretto? Fate come preferite! Noi, personalmente, preferiamo la forma non accentata "se stesso", pur sapendo che anche quella accentata non è errata.

Anche Leopardi preferiva la forma non accentata, come dimostra il titolo del celebre componimento "A se stesso", pubblicato nel 1835 e appartenente al cosiddetto "Ciclo di Aspasia".

Su una cosa, però, non vi sono dubbi:  "sè stesso" (con l' accento grave) è sbagliato; l'accento sulla "e" è  acuto---> (é)----> sé stesso.


Poco fa

Poco fà

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Cerchiamo di cancellare i vostri dubbi sulla corretta forma da utilizzare per scrivere questo avverbio; si scrive solo ed esclusivamente poco fa, senza accento sulla a.

Poco fa nutrivate qualche dubbio. E ora?

Vd. pure "Fa o Fà?"


Di nuovo

Dinuovo

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Si scrive unito o staccato? Noi possiamo affermare con piena sicurezza che questa parola si scrive rigorosamente staccata; la locuzione giusta è solo di nuovo. In questo caso non è avvenuto quel fenomeno di "univerbazione", che ha invece interessato parole come tuttora.  

Questa locuzione avverbiale ha lo stesso valore di "nuovamente".

Fate attenzione a non confondere le varie funzioni che di nuovo può rivestire. Nelle seguenti frasi, ad esempio, i due gruppi di parole hanno un significato diverso:

A. Hai qualcosa di nuovo da dirmi?

B. Hai rotto di nuovo qualcosa? 

In A di nuovo si riferisce a qualcosa di di diverso e originale rispetto a quello che già si conosce; in B, invece, ha il valore di  "nuovamente", inteso nel senso di "un'altra volta".


Buonanotte

Buona notte

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Si scrive Buona notte o buonanotte? Attaccato o staccato? Per rispondere, è opportuno effettuare alcune osservazioni, valide anche per buonasera e buongiorno. Entrambe le forme sono corrette: si può scrivere sia buonanotte, unito, che buona notte, separato; questo, però, non è sempre possibile!

Quando buongiorno, buonasera e buonanotte rivestono la funzione di sostantivi, si adopera sempre la forma tutta unita. 

Fasi con buonanotte (sostantivo)

  • Avrei tanto voluto darti il bacio della buonanotte
  • Dai la buonanotte alla mamma! 

In questi casi buonanotte NON è un SINTAGMA composto dall'aggettivo buona e dal nome notte, MA un SOSTANTIVO. La situazione cambia quando utilizziamo buonanotte per salutare: in questo caso, infatti, possiamo adoperare anche buona notte, scritto staccato.  

Fasi con buonanotte o buona notte (saluto)

  • Buonanotte papà! (oppure "buona notte papà!")
  • Buonanotte amore mio! Ti auguro di fare sogni d'oro! (oppure "buona notte amore mio! Ti auguro di fare sogni d'oro!")

Espressioni come buon pomeriggio, buona giornata non si conformano a questa regola e per tale motivo non devono essere univerbate. 

Sebbene entrambe le forme siano corrette, consigliamo di usare la forma tutta unita buonanotte, soprattutto nelle lettere formali, perché risulta più elegante e raffinata.

Quando si dice buonanotte? Da che ora a che ora?

Generalmente si dice buonanotte dalle 21.00 fino all'alba; si dice buonanotte quando si va a dormire; si dice buongiorno da quando ci si sveglia fino alle 12.00, si usa buon pomeriggio dalle 12.00 fino alle 19.00; si dice buonasera dalle 19.00 (o dall'imbrunire) alle 21.00.

"Buonanotte fiorellino"

Tra le tante canzoni della musica italiana che contengono la parola buonanotte, vogliamo riproporvi quella che riteniamo sia una tra le più belle e romantiche: "Buonanotte Fiorellino", del cantautore italiano Francesco De Gregori; il brano, realizzato nel 1975, è contenuto nell'album "Rimmel".

Per completezza riportiamo il testo e il video della canzone:

Buonanotte, buonanotte amore mio
buonanotte tra il telefono e il cielo
ti ringrazio per avermi stupito
e per avermi giurato che è vero
il granturco nei campi è maturo
ed ho tanto bisogno di te
la coperta è gelata e l'estate è finita
buonanotte, questa notte è per te

 

Buonanotte, buonanotte fiorellino
buonanotte tra le stelle e la stanza
per sognarti devo averti vicino
e vicino non è ancora abbastanza
ora un raggio di sole si è fermato
proprio sopra il mio biglietto scaduto
tra i tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di tè
buonanotte, questa notte è per te

Buonanotte, buonanotte monetina
buonanotte tra il mare e la pioggia
la tristezza passerà domattina
e l'anello resterà sulla spiaggia
gli uccellini nel vento non si fanno mai male
hanno ali più grandi di me
e dall'alba al tramonto sono soli nel sole
buonanotte, questa notte è per te


Innanzitutto

Innanzi tutto

Inanzitutto

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Quanti di noi non si sono chiesti almeno una volta come si scrive innanzitutto, o se fosse più corretto scrivere il vocabolo attaccato o staccato, con quante N e quante T. Scartando gli errori più gravi, inanzitutto e innanzittutto, la risposta è semplice: è preferibile scrivere innanzitutto attaccato (con 3 N e 3 T), a innanzi tutto staccato, anche se quest'ultima forma è, tuttavia, corretta.

Innanzitutto, significato? Il suo significato è: Prima di ogni altra cosa, prima di tutto, in primo luogo, per prima cosa. Un suo sinonimo, per cui è valida la stessa regola, è anzitutto. Spesso tale avverbio viene utilizzato per puntualizzare o ribadire un concetto.

Ecco alcune frasi con innanzitutto che vi permetteranno di comprendere meglio il significato dell'avverbio e in quale contesto sarebbe più opportuno utilizzarlo:

  • Se non vuoi essere bocciato, innanzitutto smetti di giocare e mettiti a studiare seriamente.
  • Dovresti evitare di dedicarti a ciò che è superfluo. Devi pensare innanzitutto alla tua salute e a quella dei tuoi familiari.

Esiste poi la forma Innanzi a tutto; nonostante tale forma sia arcaica, è ancora in uso.

La lingua italiana è costellata di altre parole che, come quella appena analizzata, possono essere scritte sia staccate che separate, ma per le quali potrebbe venire il dubbio "staccato o unito?", per evitare di farvele scrivere nel modo sbagliato ve ne riportiamo alcune:

​altre parole, invece, si scrivono solamente staccate:

altre parole, infine, possono essere scritte solamente unite:


Buongiorno

Buon giorno

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Si scrive buon giorno o buongiorno? Attaccato o staccato? Sono due domande che ogni mattina angosciano molti italiani. Per rispondere alla domanda, è opportuno effettuare alcune osservazioni, valide anche per buonasera e buonanotte. Quando la parola viene utilizzata come saluto entrambe le forme sono corrette; ma quando il vocabolo, come già accade per buonasera e buonanotte, riveste la funzione di sostantivo (il più delle volte potrete accorgervene quando è preceduto da un articolo), è corretta solamente la forma tutta unita.

Frasi con buongiorno

A titolo esemplificativo, riportiamo alcune frasi in cui la parola viene utilizzata come sostantivo:

  • Avresti dovuto darle il buongiorno.
  • Il buongiorno si vede dal mattino.

Come abbiamo scritto precedentemente, in questi casi il vocabolo non è un sintagma composto dall'aggettivo buon e dal nome giorno, ma è un sostantivo.

La situazione cambia nelle seguenti frasi, in cui il termine viene utilizzato come saluto:

  • "Buongiorno a tutti! Come va?", che è corretto anche nella forma: "Buon giorno a tutti! Come va?"
  • "Buongiorno papà! Hai dormito bene?", che è corretto anche nella forma: "Buon giorno papà! Hai dormito bene?"
  • "Non hai detto "buongiorno" quando ti sei svegliato!", che è corretto anche nella forma: "Non hai detto "buon giorno" quando ti sei svegliato!"

Espressioni come buon pomeriggio, buona giornata, buona serata non si conformano a questa regola e non devono essere univerbate.

Sebbene entrambe le forme siano corrette, noi consigliamo di usare la forma tutta unita, soprattutto nelle lettere formali, perché risulta più elegante e raffinata.

Buongiorno quando si dice?

Generalmente si dice buongiorno da quando ci si sveglia fino alle 12.00; buon pomeriggio si dice dalle 12.00 fino alle 19.00;buona sera si dice dalle 19.00 fino alle 21.00; buona notte si dice quando si va a dormire;


Mezz'ora

Mezzora

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Negli avverbi composti di "ora" (finora, tuttora, sinora, talora)  l'apostrofo non va mai utilizzato; l'unica eccezione è costituita da "mezzora", la cui forma corretta, infatti, è mezz'ora con l'apostrofo.

I dizionari della lingua italiana considerano corrette entrambe le forme. Mezzora è una forma derivata da un processo di univerbazione.

Dunque, a voi la scelta!! Noi consigliamo la forma mezz'ora, che è indubbiamente la più accettata.


Stasera

Sta sera

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"Sta sera o sta sera? attacato o staccato?", se amate trascorrere le vostre serate seduti sul divano a guardare la TV ve lo sarete chiesto almeno una volta. Si scrive Stasera, tutto attaccato. La parola è un'aferesi (caduta di una o più lettere a inizio parola) di (que)stasera e si scrive tutto unito, poiché l'aferesi di questa, sta, è stata unita ad un'altra parola, sera. La stessa regola è valida per stamattinastanottestavolta.

Frasi con stasera

  • Cosa trasmettono stasera in TV?
  • Sei libera stasera? Vorrei portarti a cena in quel posto che ti piace tanto.

Quando si dice stasera?

Come nel caso di buonasera, è preferibile utilizzare stasera dall'imbrunire alle 21; dalle 21 in poi è possibile utilizzare stanotte. Dall'alba alle 12 utilizzate stamattina. Non esistono, invece, nè "stopomeriggio""sto pomeriggio"; solamente la forma "questo pomeriggio" è valida.